Terza Sandonatese: City Jesolo, il pres Donato Santo a ruota libera...

nella foto Donato Santo presidente del City Jesolo
In un calcio sempre più malato e travolto dagli scandali, ormai le realtà maggiormente genuine ed autentiche si possono rintracciare quasi esclusivamente nelle squadre di provincia. A questo proposito, vorremmo segnalare una bella storia ed un bel progetto: quello del City Jesolo. La società è nata da appena un anno, ma le ambizioni e le speranze di questa compagine sono già ben definite. La classifica, grazie alla quarta posizione nel girone, è ottima, per cui non avremmo potuto trovare momento migliore per scambiare quattro chiacchiere con il presidente Donato Santo. Un presidente a modo suo ambizioso e mosso da propositi che osiamo definire romantici.
In questo momento vi trovate in una posizione molto alta in classifica. Si aspettava un andamento così positivo dalla sua squadra?
“Ero sicuro del valore della mia squadra, sia tecnico che umano. Contavamo di far bene, ma non così tanto. I risultati stanno andando ben oltre le aspettative e ciò mi rende molto felice ed orgoglioso.”
Come giudica la sua squadra? Parliamo sia di valori tecnici che morali.
Dal punto di vista tecnico devo dire che siamo un ‘ottima formazione. Tutti sono ad un buon livello e lo stanno dimostrando sul campo. Ora che stiamo recuperando molti uomini non possiamo che crescere. Il gruppo sta migliorando a vista d’occhio, soprattutto a livello atletico. I ragazzi si conoscono sin da piccoli, dunque lo spogliatoio è unito e composto da un gruppo di persone splendide.”
Quali sono i punti di forza e i punti deboli della sua squadra?
“Sarò sicuramente di parte, ma in questo momento ritengo che la mia squadra non abbia punti deboli. Il punto di forza del City Jesolo secondo me è il gruppo, poiché i ragazzi si conoscono sin da bambini e sono molto uniti. Pensandoci bene, all’inizio il nostro più grande difetto era la costanza negli allenamenti, io stesso ammetto che era difficile riuscire a far venire tutti i ragazzi per tre volte a settimana. Piano piano però il problema è stato risolto, tutti si allenano con costanza e dedizione, e direi che i risultati si stanno vedendo.”
Qual è il progetto del City Jesolo?
“Il progetto è allo stesso tempo semplice da spiegare e difficile da realizzare. Vorrei ridare vita e importanza alle piccole società invogliando la gente a venire allo stadio a vedere la squadra del proprio paese. Il mio sogno sarebbe quello di avere uno “Juventus Stadium” in piccolo, da 1000 persone; una struttura che possa creare emozioni e suscitare passioni nella gente. Inoltre, sono convinto che il tifoso si affezioni molto di più se coloro che scendono in campo con la prima squadra sono tutti elementi cresciuti nel settore giovanile. Non mi piace la compravendita di giocatori che caratterizza questo calcio moderno: nel progetto che ho in mente infatti il vivaio ha il compito di amalgamare e crescere i bambini sia come persone che come atleti in modo che in futuro arrivino a formare tutta l’ossatura della prima squadra.”
Alla luce di questo progetto, a livello di risultati che obiettivi si aspetta possa raggiungere la sua squadra, in questa stagione e anche in futuro?
Per i sogni che ho la promozione non è una priorità. A me basta che la gente ci venga a vedere e si affezioni alla nostra squadra. Però dato che siamo lì in alto, perché non provarci?
Qual è il bilancio della sua esperienza nel calcio e cosa ne pensa di questo mondo?
“E’ inutile nascondersi o girarci attorno, il calcio è malato. Nel mio piccolo posso dire che questa avventura mi sta dando soddisfazione, e anche il gruppo crede in ciò che sto facendo e voglio portare avanti. Mi sto accorgendo però che andando avanti spesso ci si imbatte con realtà diverse, realtà in cui l’aspetto economico prevale su tutto, anche sulla passione. All’inizio della mia avventura presi tutto come un gioco. Non avevo però fatto i conti con la realtà: pensavo che tutto fosse più semplice. Invece devo ammettere che, soprattutto durante la settimana, ho anch’io i miei momenti di nervosismo e i miei pensieri. Tuttavia la soddisfazione che provo per ciò che sto crenado compensa abbondantemente ogni aspetto negativo.”
Lo sa benissimo il presidente Santo che non è facile cambiare il mondo del calcio. Già sarebbe una grande impresa se tutto ciò che ha in mente dovesse in un futuro realizzarsi. Però, perché non crederci? Perché questo universo malato non può guarire? Anche nella storia le rivoluzioni sono sempre partite dal basso…
Scritto da ZZZ ZZZ il 20/01/2012













