Rovigo Lpc, quale futuro? Martedì ci sarà una conferenza stampa

Rovigo Lpc, crisi nera o grande bluff? Cosa si cela dietro la lettera di dimissioni dell’intero direttivo societario che giace sulla scrivania del sindaco di Rovigo Bruno Piva e dell’assessore allo sport Andrea Bimbatti? Nulla di nuovo, verrebbe da dire. Giusto il solito film già visto, dove il tema dominante è un mix di ingenti difficoltà economiche e di promesse politiche mai mantenute. Non fosse che, una volta di più, il proverbiale immobilismo del capoluogo polesano rischia di privare la città di Rovigo e i suoi (pochi, ad onor del vero) appassionati della squadra di calcio che li rappresenta ai massimi livelli regionali. Il tutto in attesa che la conferenza stampa, già fissata per martedì (ore 18) faccia lumi sulla spinosa questione, come assicurato ieri dal diggì Gianluca Sattin (nella foto): “Martedì – ha tagliato corto il dirigente - spiegheremo con dovizia di particolari i motivi che ci hanno indotto a prendere questa grave decisione”.
Che la situazione non sia rosea è comunque un dato di fatto, come ribadisce il direttore sportivo biancazzurro Sante Longato: “Non so fino a che punto questa presa di posizione possa essere ritenuta come un semplice segnale – confida il dirigente – l’unica cosa certa è che allo stato attuale in seno al Rovigo Lpc mancano le condizioni economiche per andare avanti”. Come dire che senza l’intervento fattivo della politica, atto magari a favorire l’ingresso di uno sponsor, il futuro sportivo del Rovigo Lpc è a forte rischio: “Difficile parlare di futuro nelle condizioni attuali – spiega Longato – a rigor di bilancio non abbiamo ancora concluso la stagione in corso e programmare la stagione ventura ci risulta impossibile”. Ma qual è la via d’uscita per salvare il calcio a Rovigo? Assodato che le promesse da sole non bastano più, l’ingresso di un importante sponsor ma anche l’avvento di un nuovo patron potrebbe salvare capra e cavoli. Altre soluzioni di ripiego potrebbero arrivare dall’eventuale fusione con un’altra realtà sportiva (ad esempio l’Union At) o dalla mera cessione del titolo sportivo. Soluzioni quest’ultime, che priverebbero però la città di Rovigo del suo ingrombrante (e costoso) giocattolo sportivo. Col conseguente danno di immagine per la città di Rovigo e (in primis) per chi la rappresenta. “Non sono la persona più indicata per esprimere certi giudizi – ammette Longato – penso però che troppe volte negli ultimi anni la presenza di risorse per il calcio a Rovigo è stata data per scontata. Posso invece garantire che a tutt’oggi queste risorse non ci sono. Altrimenti il direttivo societario del Rovigo Lpc non avrebbe rassegnato in blocco le dimissioni. E il momento di riflettere, perché negli ultimi 2-3 anni i campanelli di allarme erano stati diversi, e tutti rimasti colpevolmente inascoltati”. Succederà anche stavolta? Alle istituzioni e a chi le rappresenta spetta l’obbligo di dare risposte.
Simone Andriotto
Scritto da ZZZ ZZZ il 18/05/2013













