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Campionati e Risultati: NAZIONALI REGIONALI    

Edizione provinciale di Belluno


Cosa resterà? Nel bellunese poche risorse e sempre meno passione...

2 onorevoli squadre in Serie D, una di Eccellenza, una ai vertici di Promozione, poche in Prima, una miriade di compagini tra Seconda e Terza, dove, obiettivamente le difficoltà ci sono eccome...e occhio al Csi...

(di Mattia Capraro)

Cosa resterà di questi anni 80? Cantava così Raf nel 1989 e, forse, aveva ragione. Visione negativa di un pessimista bellunese, realismo allo stato puro o tramonto personale arrivato alla generalizzazione più totale? Me lo stò chiedendo anch’io, ma su che cosa resterà di questo calcio non ci sono notizie confortanti. A palazzo qualche tentativo di ritorno al passato c’è e, con esso, qualche ripensamento. L’indietreggiare denota comunque un “mea culpa” del sistema che, arrivato al limite del collasso, ora prova a frenare e speriamo che lo faccia per tempo. Senza parlare di “altri pianeti”, è cosa certa che sparirà dalla scena la Seconda Divisione in Lega Pro e, francamente era ora!
La Serie C vecchio stampo aumenterà il “gap differenziale” tra il calcio dilettantistico e quello professionistico, ed era ora! Ci sarà una netta riduzione nelle squadre, ed era ora e ci sarà un netto salto all’indietro di molti giocatori che, privati della possibilità di giocarsi una categoria professionistica dovranno accasarsi nelle nobili posizioni dilettantistiche e, via via, il scivolando all’indietro sarà generalizzato quanto giustificato. Restando nel nostro “mignon” bellunese, la cosa potrebbe non avere grossa rilevanza sociale avendo le massime espressioni calcistiche in Serie D, ma l’attenzione “montanara” dovrà inevitabilmente concentrarsi più “a valle”, in quelle categorie prettamente dilettantistiche ove, sinceramente, sta venendo meno ogni sorta di professionalità in coloro che calcano i campi domenicali.
Almeno a Belluno, in una provincia che misura 200.000 abitanti totali sparsi da Sappada ad Alano di Piave, da Tambre a Lamon, da Livinallongo a Longarone, per non parlare poi delle distanze cadorine, in una demografia sparpagliata e che fa capo solo al capoluogo e ai comuni di Sedico e Feltre come centri a densità degna di nota, direi, ma forse mi sbaglio, che c’è qualche prima squadra di troppo e qualche settore giovanile in meno! Due gironi di Terza Categoria non sono inutili? Senza parlare dei giocatori che, per giustificato divertimento personale, militano in questa categoria; qui puoi trovare il sedicenne calciatore senza alcun futuro o l’ultra quarantenne e/o ultra cinquantenne che, obiettivamente, potrebbe dedicarsi ad altro, magari in dirigenza, come allenatore o semplicemente come aiutante…
Una Terza Categoria unica che valorizzi i giovani non è possibile? Riformularla in toto per dar spazio a quei ragazzi che, ancora non pronti per una prima quadra, possano crescere in un ambiente e in un torneo a misura loro, magari un Under 23 con qualche fuoriquota più longevo; insomma un campionato Juniores versione invecchiata! Solo così si valorizzerebbe una Terza Categoria che ha più distanze stradali di una Prima Categoria e dove, spesso e volentieri, ad oggi, i risultati finali delle partite sono più consoni alla platea di Wimbledon che ad una partita di calcio decentemente disputata. Si, è vero, i soldi e le risorse calcistiche, ma non solo calcistiche, sono finite, ed era ora sotto certi punti di vista, ma che senso ha che squadre inerpicate sui monti, o piccole frazioni disperse affrontino campionati di Seconda e Prima Categoria senza la certezza di condurre in porto a Maggio la truppa che è partita ad Agosto?

Squadre risicate in termini di numero, scarse, sia qualitativamente che quantitativamente, con abissi di differenza  con le vicine trevigiane che, nel passato, hanno comunque visto sparire realtà blasonate come San Vendemiano, Orsago, Sanfiorese, Follinese, Sernaglia, Virtus San Martino, Collumbertese, Marenese, Segusino, ecc… per non parlare di chi militava in alto e si è ritrovato a ripartire dal nulla come Giorgione, Conegliano, Treviso, Bessica solo per dirne alcune….
Ad inizio ostilità ci si presenta con rose da 25-27 persone, tra vecchie glorie che possono ancora farcela, giovani inesperti usciti da qualche settore giovanile o sparpagliati di qua e di la per assenza di categorie nel settore giovanile, qualche faccia strana che si butta nella mischia e che si cimenta nel gioco del calcio e qualche buon giocatore che, seppur non fenomenale, si ritrova all’ennesima preparazione pre-campionato con tutto ciò che, almeno solitamente, ne consegue.
La cerchia dei giovani universitari poi, che può presenziare solo agli allenamenti del venerdì sera, va a completare l’opera. Poi bisogna fare i conti con il calcio, che il dazio te lo fa sempre pagare. Tre allenamenti settimanali e impegno domenicale costante non sono cosa per tutti, soprattutto per gli improvvisati o per chi non è cresciuto in un settore giovanile sano e disciplinatamente corretto; l’impegno poi aumenta con il sopraggiungere biologico degli impegni familiari e personali che vanno ben oltre ogni classifica calcistica.…
A Natale i primi verdetti danno allenamenti composti di 6-7 persone, che sono poi sempre le stesse; ecco nascere i dissapori, tanti più ampi nelle situazioni critiche di risultati.
Spesso poi, la mancanza di risorse economiche, personali, logistiche, strutturali portano a salti di categoria inutili, dove le primissime di Terza sono le ultimissime di Seconda l’anno successivo e le primissime in Seconda faticano più del dovuto in Prima e via via così, almeno fino alla Promozione dove il calcio è ancora una semplice passione. La passione appunto. Tanti, anzi troppi, si nascondono dietro a questa terminologia per giustificare l’infinità di squadre bellunesi che col tempo sono andate creandosi e che oggi faticano a far undici la domenica. La passione è la fiamma che va alimentata sempre per poter riuscire in qualsiasi aspetto della vita, ma essa implica professionalità, impegno costante, etica, morale, sacrificio, umiltà e consapevolezza nei propri limiti; non può esserci passione senza le altre componenti, non può esserci passione senza la volontà di migliorarsi sempre e non può esserci passione se le gerarchie vengono meno e se l’esperienza altrui è poco o per niente tollerata dai “più più”.
In pochi anni sono “saltate” tante piccole squadre; la Piave Tegorzo con un bacino di 3 comuni del basso feltrino, gli Amici di Fortogna , per una squadra che ha ottenuto un grande successo per poi sparire l’anno dopo con una goliardica stagione di Seconda Categoria. Se ne andarono anni prima tutte le vicine di casa di Longarone: da Ospitale fino a Provagna, dagli Young Boys al Soverzene fino al Castelcodissago. L'esplosione del Csi dell'ultimo decennio è oltremodo significativo, con compagini a volte attrezzate meglio di quelle militanti nei campionati Figc. Nel frattempo compaiono qua e la altre piccole realtà che faticano a trovare un’identità e, spesso, faticano pure ad avere un rettangolo di gioco decente o di proprietà. Sparisce il Seren nel 2008 con la fusione con il Ripa 2000. Che l’Union dei miracoli sia un caso? Programmazione continua, condita da umiltà e da inevitabili risorse ben gestite e accumulate nel tempo e tanta passione e sapienza calcistica, questa la ricetta del successo. Sparisce clamorosamente il calcio Sedico nell’estate 2013;  forse la società bellunese più blasonata negli anni 80. Si “arrende” il San Giorgio che trova casa in via Ricolt e non più nel bunker di Libano e nasce un’altra Union, dal logo rossoceleste. Sarà un caso la prima piazza in campionato e una finale di Coppa da disputare? E poi l’esatto contrario; solo il capoluogo annovera ancora, oltre ai gialloblu in Serie D, il Piave, il Castion, lo Schiara, l’Alpina, il Cavarzano, il Sois, il Salce, oltre alle vicinissime Ponte Nelle Alpi, Coi de Pera, Limana, Fiori Barp, per un massimo risultato da salvezza risicata in Prima Categoria. In Alpago tre compagini tutte in lotta per la salvezza. Da Puos a Farra passando per Cornei. In Cadore poi, la squadra di Calalzo fatica nella gestione dei numeri in prima squadra nonostante un buon settore giovanile, ma si viaggia fino in Auronzo e poi a Cortina in Seconda e nel mezzo una miriade di squadre e squadrette di Terza Categoria; Real Damos, Oltrepiave, Valpadola, Comelico, Domegge, con le infinite problematiche invernali e con degli eventuali e papabili salti in alto difficili da supportare.

Nel feltrino si va dal Sovramonte, all’Arsiè, al San Vittore, al Foen, al Cesio, poi su a Tomo e giù a Mugnai, fino oltre confine a Cismon. Certo, le squadre appena elencate sono tutte, o quasi, società con una lunga storia alla spalle, ma i padri fondatori, allora poco più che ventenni, sono gli stessi a trascinare le baracche domenicali e, salvo qualche temporanea apparizione di “morosa” dietro il banco del bar, non c’è ombra alcuna di gioventù pronta a far qualcosa in più per la causa pallonara. Il tempo è sempre meno e le persone disposte, per sana passione, ad addossarsi compiti dirigenziali sono rare, così come sono sempre più rari i veri giocatori appassionati. Ci sta lasciando il rituale settimanale col borsone sempre appresso, sono sempre meno gli eterni discorsi al martedì in spogliatoio, sono sempre più rare le partitine del venerdì giocate come le finali di Champions League.
Manca quella pasta stracotta al ragù condita da innumerevoli birre al seguito, mancano quelli delle immense compagnie domenicali e sono sempre più rari quelli che… “l’importante è partecipare, ma pur sempre per vincere!” Amen!

 

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  Scritto da ZZZ ZZZ il 01/04/2014
 

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