Union Dese. Bilancio, green pass, return to play: parola al DG Cagnin
Con il dirigente analizziamo la situazione dei gialloverdi, in relazione ai temi di più stretta attualità
Vai alla galleriaCon Andrea Cagnin (nella foto), direttore generale dell’Union Dese, tracciamo un bilancio societario e analizziamo i temi di più stretta attualità: dall’obbligo del Green pass rafforzato al Return to play, passando per la sospensione dei campionati.
“L’Union Dese è nata nel 2018 dall’acquisizione della Piombinese da parte del presidente Andrea Salvadori, ex numero uno del Torreselle”, ci ricorda Cagnin, “All’epoca abbiamo cominciato a lavorare prima di tutto per rimettere a posto lo stadio di Piombino, che era in stato quasi di abbandono.
C’era anche un vivaio attivo, però con poche risorse. Primo anno di transizione, il secondo è stato interrotto dal Covid a febbraio 2020, nella passata stagione ci siamo nuovamente fermati dopo un buon inizio, a causa del coronavirus ad ottobre. In questa siamo partiti molto bene con la prima squadra ma anche con tutto il settore giovanile”.
A livello dirigenziale come siete strutturati?
“Il presidente è Andrea Salvadori. Io ero direttore sportivo fino al 2020 ma dopo il ‘primo’ Covid mi è stato chiesto di fare il direttore generale per dare una mano in termini organizzativi. Eddy Righetto, che era l’allenatore, si è reso subito disponibile a svolgere il ruolo di DS e ci siamo subito trovati in sintonia su tutto. Già un anno fa avevamo costruito una buona intelaiatura in Prima categoria con il mister Emanuele Tozzato. Adesso siamo a due punti dalla vetta nel girone H, molto tosto. Alla nascita dell’Union Dese l’obiettivo era di raggiungere una categoria superiore nel giro di 3-5 anni”.
Fiducioso sul riuscire a completare il campionato?
“Lo dobbiamo assolutamente concludere, altrimenti sarà un grosso problema per tutti, non solo per l’Union Dese. Siamo certi che si finirà, grazie anche alla creazione di gironi con solo 14 squadre: così esiste la possibilità di allungare la sosta. Nell’estate 2020 noi avevamo votato per questo tipo di organico, ma la maggioranza puntò sui gironi da 18. Va detto che in quella stagione probabilmente non si sarebbe riusciti ad andare fino in fondo nemmeno con i gironi da 14”.
Come vi siete allenati in gennaio?
“Abbiamo svolto tre allenamenti a settimana, effettuando periodicamente un giro di tamponi, in modo da tutelare soprattutto chi lavora, che magari viene al campo col dubbio di rischiare un contagio. I ragazzi, tutti vaccinati, sono stati d’accordo nel procedere in tal modo”.
L’obbligo del green pass rafforzato vi causerà assenze?
“Nessuna per la prima squadra, nemmeno a livello di staff. C’è invece un problema nel settore giovanile: riteniamo questo obbligo una discriminazione per i ragazzi non vaccinati. Che la scuola venga prima del calcio va bene: tuttavia non capisco perché, se tutti possono andare a scuola, non ci sia questa libertà anche nel calcio. Con maggiore accortezza, magari evitando di usare gli spogliatoi.
In linea generale consigliamo ai nostri atleti di vaccinarsi, ma non possiamo ovviamente obbligarli a farlo: allo stesso tempo è doloroso privarli di praticare sport divertendosi.
Ho sentito che ci sono società che rischiano di ritirarsi dai campionati giovanili per carenza di numeri”.
Parliamo di un altro ostacolo, il Return to play.
“Trovo eccessivo che un giovane guarito dal Covid da asintomatico debba poi rifare la visita medica (con costi da 70 euro in su). Abbiamo contattato il nostro centro convenzionato: come date per l’appuntamento ci dicono 7 marzo, quindi l’attesa è troppo lunga. Ormai la pandemia ha perso aggressività, nella maggior parte dei casi per i giocatori si tratta quasi di un’influenza. Dunque credo che dovrebbe essere il medico di base a dare il via libera. Al momento siamo coperti in tutte le annate, ma abbiamo notato un calo di frequenza negli allenamenti: sia per il timore del contagio, sia appunto per l’obbligo del vaccino tra gli over 12”.
In ottica futura, alcune società si dicono contrarie ad un allungamento sistematico della stagione fino a giugno, con una sosta più corposa in inverno. Anche per il costo legato ai rimborsi.
“Premetto che noi da questo punto di vista siamo puntuali e precisi. Se ci chiedessero di fare un mese di supplemento, e se ci fosse presenza e continuità da parte dei ragazzi, ci faremmo trovare pronti. Ovviamente se in un mese si riduce l’impegno, ad esempio in assenza di partite ufficiali, una società può trovare un compromesso”.
Obiettivi nel settore giovanile?
“Puntiamo a raggiungere le categorie regionali. Il nuovo responsabile del settore giovanile è Ivan Bergamin. Abbiamo inserito 6 nuovi allenatori anche nell’Attività di base, siamo contenti sia dei numeri che del lavoro svolto finora. Il summer camp fatto a giugno ci ha portato molti nuovi bambini dai 5 agli 8 anni, sicuramente lo rifaremo.
Abbiamo impianti che molte società anche più blasonate ci invidiano: oltre allo stadio di Piombino, possiamo contare su un campo sussidiario e su quello di Torreselle dove giocano Juniores, Allievi e Giovanissimi.
Ci tengo a ringraziare le persone che ci danno una mano anche per l’applicazione dei protocolli: volontari, custodi, dirigenti, genitori. Soprattutto in un periodo come questo, in cui può scapparci il pensiero ‘ma chi me lo fa fare’, il loro aiuto è fondamentale”.
Scritto da Alberto Zamprogno il 26/01/2022














