Mister Cesca (Itlas S. Giustina), il collezionista di squalifiche
Nella foto: Angelo Cesca, tecnico dell'Itlas S. Giustina (Prima G), fresca di pareggio contro la capolista Ztll.
1^ giornata: allontanato (stop di una settimana)
2^ giornata: assente per squalifica
3^ giornata: indenne fino al 90’
4^ giornata: indenne fino al 90’
5^ giornata: allontanato (stop di una settimana)
6^ giornata: assente per squalifica
7^ giornata: indenne fino al 90’
8^ giornata: indenne fino al 90’
9^ giornata: allontanato (stop di due settimane)
10^ giornata: assente per squalifica
11^ giornata: sarà assente per squalifica
Tre espulsioni quest’anno (tutte in trasferta), 4 giornate di squalifica e solo 4 match (su 11) portati a termine in panchina fino al 90’. Angelo Cesca, tecnico della miracolosa promozione in Prima categoria dell’Itlas S. Giustina, è fatto così. Un allenatore sanguigno, volto noto per la giustizia sportiva, collezionista di squalifiche pure nelle passate stagioni (ex mister di S. Fior, Valdosport e Miane calcio a 5). L’anno scorso sono state 5 le espulsioni, comprese quella nel derby-spareggio di Seconda R con il Vitt S. Giacomo (a Cappella Maggiore) e quella nella memorabile finale playoff con il Trevignano a Nervesa. Una valanga di stop, ma tutti per una sola giornata, tranne l’ultimo, che ha tenuto fermo mister Cesca domenica scorsa e che lo terrà ai box pure nel prossimo weekend.
«Ogni qualvolta un direttore di gara mi vuole allontanare, cerco di convincerlo dicendo che alla mattina canto in chiesa a Cison di Valmarino», confida il tecnico 47enne di Follina, trapiantato a Cison. «Aggiungo che non bestemmio, avendo una sorella insegnante di religione, e non dico parolacce, ma purtroppo sono sanguigno». «Odio i pareggi, voglio sempre e solo vincere», continua Cesca, «Di solito a fine partita mi spiego con l'arbitro e chiedo scusa. So che questo mio comportamento porta a degli ottimi risultati sul campo, più l'anno scorso che quest'anno, perché la mia squadra è sempre presente in partita: i miei giocatori capiscono che sto “giocando” con loro. In tanti anni non mi sono mai seduto in panchina, nemmeno quando vincevo o perdevo 5-0. Sono sempre lì in piedi con le mie scarpe da calcio: mi sembra un insulto andare in panchina vestito da festa, o in tuta con le scarpe da ginnastica. Le partite le vorrei giocare tutte io, anche se ero scarso. So che questo mio comportamento alla lunga logora chi mi sta attorno, e sinceramente le multe che i giocatori mi appioppano sono sempre più pesanti... La società per fortuna ha capito che questo è il mio modo di fare. Sicuramente non lo condivide, ma capisce che sono una persona per bene, e che tutto quello che faccio è per la crescita collettiva del gruppo».
Prosegue Cesca: «Logico che se riuscissi a finire qualche partita in panchina, sarebbe meglio. Anche mia figlia di 5 anni ormai mi dice: “Mi raccomando papà, non farti buttar fuori”. Quest’anno avevo deciso di prendermi un anno sabbatico, ma dopo la super impresa dell'anno scorso (in 10 mesi dalla Terza alla Prima categoria, ndr) ho deciso di ricambiare la fiducia che i dirigenti dell’Itlas mi hanno sempre dato. E loro cosa mi hanno regalato? Un cancello a fianco la panchina, in modo che ad ogni espulsione io possa uscire in un attimo, stando vicino alla squadra come se fossi a bordo campo. Una giornata in panca mi fa perdere un anno di vita, viverla fuori invece me ne fa perdere dieci».
