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È scaduta ieri la maxi squalifica a carico di Angelo Cesca. L’ex tecnico dell’Itlas Santa Giustina “dei miracoli” (ma anche di San Fior e Valdosport, oltre al calcio a 5) ha rotto il silenzio toccando vari temi.

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«Avevo promesso che quando scadeva la squalifica avrei parlato e da oggi sono un uomo/mister libero. Anche perché spesso mi chiedono: “Mister che cos’è successo?”, e a tutti ho sempre risposto che mi sarei pronunciato solo dopo il 7 settembre».

Avrai qualche sassolino da toglierti dalla scarpa: squalifica, dimissioni/esonero. Da dove vuoi iniziare?

«Le due cose sono collegate tra di loro. Sono stato “beccato” a dare disposizioni alla squadra mentre scontavo una giornata di squalifica. È una prassi che fanno tutti, ma io purtroppo ho pagato più degli altri. Avevo anche dei testimoni e i filmati della partita che dimostravano la mia buona fede e la mia tranquillità a bordo campo. Era stato squalificato per errore il mio collega Tarcisio Ostet (mister Juniores) per un mese. La società non voleva fare ricorso visto che ormai il girone d'andata degli Juniores era finito. Io per correttezza ho voluto che la società facesse ricorso perché era giusto che pagassi io e non Tarcisio... convinto sempre di prendere un mese di squalifica. Purtroppo il mese di squalifica che aveva preso Tarcisio si è trasformato in sei mesi. La società voleva fare nuovamente ricorso avendo i filmati che dimostravano la mia buona fede, ma io mi sono opposto. Se dovevo pagare, era giusto che pagassi. Sono sempre stato una persona corretta, non sono mai uscito dalle righe, non dico parolacce. Ma se dovevo essere squalificato perché davo disposizioni da fuori del campo era giusto che mi prendessi le mie responsabilità. Per fortuna la squalifica è finita (in mezzo c'erano tre mesi di ferie) e quindi da oggi posso ritornare in sella. Il bello è che fino a fine 2013 ero stato squalificato solo due volte per una giornata. E mi sono fatto conoscere dappertutto per  la mia educazione e il rispetto verso tutti. Quest’anno le mie battute spiritose e goliardiche con gli arbitri non sono piaciute. Ho sempre cercato di dare l’esempio di correttezza e massima disponibilità, quest’anno però sono stato spesso frainteso. Ho comunque sbagliato. Non porto rancore a nessuno. Mi servirà da lezione per il futuro».

Delle dimissioni/esonero cosa racconti?

«Come detto, un avvenimento è stato la conseguenza dell'altro. Io non  sarei più potuto andare in panchina, quindi è stato giusto l'avvicendamento. A Santa Giustina ho passato quattro anni indimenticabili».

In un anno sei passato dalla promozione in Prima, al premio come miglior mister, all’amichevole con la Lazio in Auronzo guidando la selezione di Seconda categoria, e al tuo “esonero”. Dopodiché è arrivata la retrocessione dell’Itlas.

«Incredibile, non ho altre parole per spiegarla. Purtroppo le cose sono andate male e questo è un mio grande rammarico. Avevamo scalato le categorie passando in dieci mesi dalla Terza categoria alla Prima. Campionato che il “Santa" non aveva mai disputato. Siamo partiti dicendoci che se anche avessimo raccolto dieci punti, sarebbe andata bene lo stesso. Poi però l'appetito vien mangiando e alla 21^ giornata eravamo sestultimi, pertanto salvi. Abbiamo perso male a Fregona la domenica precedente: qualcuno mi rimprovera ancora che una squadra che si deve salvare non può giocare con tre punte. Poi le nostre strade si sono divise. Ero convinto che con un mister nuovo la salvezza fosse tranquilla, e invece… Non ho ricordi che il capocannoniere di un campionato sia mai retrocesso. Avevamo un tandem d'attacco formato da Favalessa-Ostet che da soli avrebbero garantito la permanenza in cateogoria. Per il resto la squadra era solida. Dietro avevamo un ottimo settore giovanile (gli Juniores di Tarcisio Ostet hanno vinto il campionato), bastava vincere due partite sulle nove che rimanevano. E solitamente con il cambio di allenatore, che porta nuova euforia, di solito le ottieni. Invece pareggi e sconfitte a ripetizione, con l’unica vittoria l’ultima di campionato contro il Castagnole ormai retrocesso da mesi. Terzultima posizione in classifica, play-out con il Paese, ennesimo pareggio e amara retrocessione. Incredibile e impossibile a spiegarsi. Ripeto: la salvezza con Ostet e Favalessa era a portata di mano senza tanti affanni».

Adesso come vedi l'Itlas Santa Giustina?

«La squadra si è parecchio ringiovanita. È arrivato un tecnico in gamba, Michele Da Frè, che ha fatto il corso allenatori con me. Hanno "trattenuto" bomber Ostet che da solo può garantire una salvezza tranquilla e aiutare i giovani a crescere».

Come sono ora i tuoi rapporti con la dirigenza?

«Direi ottimi, sabato sono addirittura a cena con moglie dal presidente Adriano Covre che festeggia i suoi "primi" 50 anni. Inoltre Fabio Piccin, cognato del presidente e dirigente, mi sta facendo lavori in casa gratuitamente. Con gli altri mi sento regolarmente. Sto rispondendo col telefonino che mi ha regalato il ds. L’anno scorso dopo il mio allontanamento sono andato a vedermi alcune loro partite, play-out compreso. Durante la squalifica la dirigenza mi è stata vicina».

Previsioni sul nuovo campionato di Prima  e di Seconda categoria?

«Per la Prima vedo bene Fregona, Cisonese e Barbisano: tutte e tre si sono rinforzate e sono attrezzate per la promozione. In Seconda tifo Refrontolo, dove allena mio fratello Domenico, Santa e TRL, visto che ci giocano parecchie mie conoscenze. Non punteranno a vincere il campionato, ma spero per loro in una salvezza un po' più tranquilla dell'anno scorso».

Giocatori su cui puntare?

«Per non fare il nome dei soliti, ne faccio un paio per categoria: Andrea De Luca del Santa Giustina, che è fermo da qualche anno ma in Seconda può fare la differenza. Marco Vettoretti, quest’anno a Refrontolo, un vero professionista tuttofare. Matteo Favalessa dopo anni di inattività causa lavoro ha ripreso l'anno scorso a Santa Giustina: se a Cison riesce a trovarsi/ritagliarsi il giusto spazio, farà senz'altro la differenza. È un giocatore da categoria superiore, e poi è un bel ragazzo e "avvicina" le donne allo stadio. Completa il quadro Davide Modanese del Barbisano, giocatore dalle doti eccelse».

Sei ancora convinto di dedicarti alla famiglia e di prenderti un anno sabbatico?

«Senza calcio non riesco a stare. Penso che pochi abbiano una passione come la mia... Preferisco vedere una partita di Terza categoria dal vivo, che una partita di Champions alla televisione. Oggi finisce la squalifica, resto dell'idea che vorrei stare "fermo" un anno e dedicarmi ai miei due figli (Zack e Anna che sono ancora piccoli) e a mia moglie. Ma se mi arriva qualche proposta, sono pronto. La voglia logicamente è tanta».

Come passi ora le giornate?  Ti stai “aggiornando”?

«Tante volte mentre alleni non hai tempo di aggiornarti e di stare al passo con i tempi che corrono. Per questo, ora che di tempo ne ho parecchio, ho seguito per una settimana gli allenamenti del Lincoln (4^ serie inglese) e sono stato a Formia al centro Coni per vedere come si allenano negli altri sport. Sto anche seguendo gli allenamenti di un allenatore della zona, dal quale ho sicuramente tanto da imparare. Andrò a vedere parecchie partite, moglie permettendo. Buon campionato a tutti».

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