Plateolese, Fugolo: “Settore giovanile, il futuro è già presente\"
nella foto, la squadra Allievi della Plateolese
Nulla da fare: il fermo immagine resta quello e per il momento non c’è modo di cancellarlo. Quel rantolo residuo di vita, l’accasciarsi e rialzarsi sino all’estrema resa di Piermario Morosini continua a rimbombare, al di là di quel becero pietismo che spesso gronda dalle pagine dei quotidiani. “Che dire – riflette Antonio Fugolo, vicepresidente della Plateolese – il tema della sicurezza degli atleti è scottante ma spesso la trance agonistica o l’ansia da risultato finiscono per farcelo scordare: anche l’ultimo drammatico caso di Dale Oen in questo senso è allarmante”.
Allarga le braccia e con una lieve smorfia di rammarico si butta a capofitto nell’analisi del settore giovanile della Plateolese di cui è Responsabile. “Beh, che dire – riprende con un sorriso appena accennato che ne increspa le labbra sottili - i Piccoli Amici , Pulcini ed Esordienti sono ancora in corsa nei loro campionati e si stanno comportando davvero bene, categoria 2002 in primis visto che non perde un colpo.”. Rifiata per un momento. “Per i Giovanissimi la chiusura di campionato è stata in calare, complice la fatica di tante partite, campionato e amichevoli, organizzate appositamente per poter far giocare tutti gli atleti del folto gruppo di Gianni Sambugaro.” Abbozza un sorriso compiaciuto prima di riallacciare il filo del discorso. “C'è da evidenziare il grandissimo impegno profuso dal tecnico per inculcare nei ragazzi un comportamento civile ed educato. E direi che il compito è stato realizzato: per una società di calcio è primario l’obiettivo di responsabilizzare i ragazzi, lottando contro le resistenze di chi è poco incline alle regole. Ed è un lavoro che va fatto a 360 gradi, spesso anche al di fuori del rettangolo di gioco. In fondo quello che cerchiamo di insegnare non sono solo schemi, palleggi o fuorigioco ma dobbiamo far crescere questi ragazzi sul piano sociale, della convivenza civile.” “Insomma – taglia corto il dirigente gialloverde – l’allenamento vorremmo fosse una palestra di vita. Ma vi assicuro che tutto ciò non è affatto semplice.”
Antonio Fugolo s’irrigidisce mentre lo sguardo s’incupisce. “Gli Allievi ci hanno fatto vivere un'annata molto intensa. Ad inizio stagione, con la supervisione del diesse Giancarlo Ruffato, avevamo creato un gruppo con molte ambizioni, a partire dal tecnico, allenatore patentato e proveniente da numerose esperienze a livello nazionale professionistico. I ragazzi non hanno subito compreso l'importanza della concentrazione, dell’applicazione, dell’impegno, o forse l’allenatore non è stato capace di trasferire loro il suo pensiero. Dopo un avvio discreto abbiamo assistito ad un tracollo verticale già dopo un mese dall'inizio del campionato. Da qui la decisione sofferta di sostituire il tecnico.” Come sempre in questi casi il rischio è che il rimedio sia sproporzionato rispetto al male, come amputarsi un piede per curarsi una verruca: non in questa occasione per Antonio Fugolo. “Anche in questo caso – sorride con una lieve impercettibile piega agli angoli della bocca - avvio in sordina ma positivo e poi esplosione sino alla fine del campionato. Bastano pochi numeri per esemplificare quanto detto: 20 partite giocate, 14 vinte, 3 pareggiate, 3 perse, 71 gol segnati e 14 gol subiti di cui solamente 1 nel girone di ritorno. Credo che al di là delle parole i numeri ancora una volta parlino chiaro e siano eloquenti. E qui va dato merito al nuovo allenatore, Silvio Manfrin, che ci ha messo anima e corpo per capire i ragazzi e farsi capire. Credo che il nocciolo sia proprio questo: l’allenatore instaura con il ragazzo un rapporto educativo e se non c’è empatia difficilmente si riesce a realizzare una relazione efficace per entrambi.” “Sicuramente – glissa laconico – rimarrà forse il rammarico di non aver conquistato l’accesso alle fasi finali per un solo punto, ma sappiamo che tutto ciò fa parte del gioco. Con il tecnico Manfrin e l’inseparabile Raffaella merita menzione anche Alessandro Bellotti, preparatore dei portieri: il suo magari è un approccio rude ma l’impegno e la dedizione sono davvero encomiabili. Ora ci attende il torneo Città di Padova, occasione utile per mettere in risalto le qualità ammirate nel corso della regular season”. “I risultati della Juniores– riprende soffocando un sorriso soddisfatto – sono sotto gli occhi di tutti. Nel campionato Regionale, nonostante parecchi acciacchi ed infortuni, sotto la sapiente regia di Paolo Guadagnin i ragazzi sono rimasti sempre agganciati alle prime posizioni ed ora molti di quei ragazzi hanno pure avuto la soddisfazione di esordire in Prima squadra: insomma, il futuro è già nel presente”. E per una società come la nostra che vuol fare del settore giovanile il suo fiore all’occhiello, cosa c’è di più di una simile gratificazione?”. “Al termine della stagione regolare – conclude senza sbottonarsi troppo - la Juniores è attesa al Torneo di Trebaseleghe, gran bel palcoscenico per mettersi in mostra: personalmente ho la sensazione che ne vedremo delle belle perché anche questo in fondo per noi è un investimento. D’altro canto, se non sbaglio era Henry Ford, che sosteneva che chi smette di far pubblicità per risparmiare soldi è come se fermasse l’orologio per risparmiare tempo. Ebbene, anche nel calcio funziona esattamente così, occorre continuare ad investire per sperare di continuare a crescere”.
Davide Dalan
