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È la stagione 1970/1971. I Beatles pubblicano il loro ultimo album, Let It Be, prima di sciogliersi. Jimi Hendrix muore e viene costruito il primo Boeing 747.
Quell’anno, in mezzo a tutti questi eventi che hanno scritto pagine indelebili della storia mondiale, nel suo piccolo anche Montebelluna vive il proprio attimo dal sapore di eterno.
Dopo aver superato Mogliano, Pro Gorizia, i lombardi della Romanese, il Mocchetti di San Vittore Olona e la Cisanese di Cisano Bergamasco, il Montebelluna si qualifica per le finali a quattro previste a Forte dei Marmi dal 26 al 28 giugno. Nella prima partita, in semifinale, i biancocelesti devono vedersela con i brianzoli della Caratese. La partita è tesa e combattuta ma a sbloccarla, ed a deciderla, ci pensa il solito Carlo Osellame con un gran tiro su assist di Cadamuro.
Da Montebelluna partirono tre pullman per trasportare i tifosi. Sembrava di assistere ad una specie di pellegrinaggio agostano per raggiungere le spiagge e godersi l’affollato mare di Ferragosto. Provviste, bandiere, speranze e desideri stipati nei bagagliai come sogni troppo grandi per restare chiusi nel cassetto. Nessuno ci credeva. Anzi, allenatore e giocatori sì. La loro vittoria più bella fu quella di insegnare ad una società e ad un paese intero che nello sport i miracoli non li fanno i santi ma la determinazione.
Inizia la partita. Nel primo tempo, nonostante la posta in palio fosse altissima, le squadre giocano a viso aperto. Nella ripresa il Montebelluna, dopo qualche sbandamento di troppo, registra la difesa e costruisce con più solidità le proprie folate offensive. Da una di queste nasce quello che sarà ricordato come “il gol”. A segnarlo è Cadamuro, di rapina, sfruttando un’indecisione della retroguardia su consueto traversone di Pase. L’urlo che travolge lo stadio di Forte dei Marmi è insieme gioia e paura, tensione e incredulità, felicità e liberazione.

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Credits:
Dal libro “Le Favole del Calcio” di Alex Iuliano
Foto dei 50 anni di Morris Spagnol

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