Plateolese, mr Santin: “Raggiunti i play-off ma il bello viene adesso”
di Davide Dalan
Il bello di questa Plateolese è che stupisce sempre, stupisce ancora. Stupisce anche quando ormai non te l’aspetti, perché le motivazioni potrebbero essere meno feroci, le gambe potrebbero andare più piano, la testa essere sintonizzata sulla prossima stagione. Così, quando cala la bandiera a scacchi del campionato e ci si ritrova l’undici di patron Peruzzo tra le papabili per il salto di categoria, immersa nel gran frullatore dei playoff,un pizzico di sbigottimento rimane, inutile nascondercelo. Impressionante il ruolino di marcia di Zalla & C., 5 vittorie nelle ultime 5 gare infarcite di scontri diretti: per Oreste Santin (nella foto), subentrato a Stefano Parolin a stagione in corso, una media di 1,92 punti a partita con soli tre pareggi in bianco e soprattutto una percentuale realizzativa di oltre due reti a partita, un gioco spumeggiante che ha fatto della vocazione offensiva un mantra irrinunciabile. Per il tecnico trevigiano una bella soddisfazione: un curriculum di primo piano quello di Santin che, dopo la trafila nel Montebelluna, ha assaggiato il calcio professionistico indossando le casacche di Mantova e Forlì nell’allora C1, l’attuale Lega Pro. Non si scompone al primo quesito: ma chi gliel’ha fatto fare un salto al buio in Seconda Categoria? Un sorriso quindi poche parole, semplici ma acuminate come una lama.«La vita è fatta di passione e soddisfazioni – biascica con un filo di voce - non contano i soldi. Più passa il tempo più capisci che sulla carta vincere una Champions League o un Campionato di Seconda Categoria hanno la stessa matrice e ti regalano comunque quelle soddisfazioni che compensano ampiamente fatiche e sacrifici, ti arricchiscono e ti lasciano dentro la consapevolezza di aver fatto qualcosa di importante, indipendentemente dalla categoria o dal palcoscenico su cui devi battagliare».
Il tecnico gialloverde srotola la pergamena del campionato senza la minima esitazione. «Quando sono arrivato c’era la necessità di rodare gioco e meccanismi – riprende irrigidendosi mentre lo sguardo sembra vivisezionare l’erba assetata che arranca sul prato glabro del campo d’allenamento - occorreva conoscere i ragazzi, vederli giocare e soprattutto capire come metterli nelle condizioni di dare il massimo. Qualche difficoltà l’abbiamo incontrata, è innegabile, ma dopo l’inizio difficile siamo rientrati nei binari giusti. Certo, magari la sconfitta in casa con il San Domenico Savio poteva spiazzarci: eravamo a otto punti dalla zona play off ed era, oggettivamente, difficile pensare di poterci rientrare». Zero alibi, zero punti e forse zero possibilità di agganciarsi in coda al gruppone playoff. Concetti di mourinhana memoria. «Fortunatamente – riprende abbassando per un momento lo sguardo - il calendario ci ha dato la possibilità di avere molti scontri diretti: quando giochi con chi ti sta davanti i punti che puoi accaparrarti non sono tre, sono virtualmente sei». Un momento per rifiatare prima di abbozzare un sorriso mentre procede nella disanima di questa squadra di cui è il prode, la guida, il totem; l’ha costruita, plasmata, modellata a sua immagine e somiglianza. Di colpo la voce si fa morbida, una carezza al gruppo dei suoi ragazzi: «Dopo lo scivolone con il S. Domenico Savio fortunatamente è venuto fuori il carattere, la voglia di fare e l’abnegazione per arrivare ad un traguardo che sembrava irraggiungibile. Tutto il gruppo ci ha messo anima e corpo e questo è quello che conta».
Un accenno anche alla società: «La Plateolese è una società seria e ben organizzata ma si porta dentro tutte le problematiche di una qualsiasi squadra di Seconda Categoria: è difficile allenare per chiunque perché alla sera ti ritrovi con ragazzi che sono reduci da una giornata di lavoro e non sai se hanno voglia di rimettersi in gioco. Fortunatamente tutto questo gruppo mi segue, c’è voglia e passione. E poi, consentitemelo, c’è un presidente che è una persona splendida, con ambizione e voglia di fare, e vi assicuro, è merce rara di questi tempi».
Dopo un attimo di esitazione cambia tono. «Ora i play off ce li giochiamo – continua senza sbottonarsi troppo - sono partite secche sulle quali influiranno molti fattori: siamo ai primi caldi per cui la tenuta atletica, l’organizzazione di gioco e la mentalità saranno gli elementi coagulanti che ci possono dare quel quid in più. Io non scommetto mai, per principio me la gioco sempre, poi il campo dirà chi si merita il passaggio del turno. Occorrerà tirare fuori il meglio di noi, a partire dalla prima sfida con il Torreselle. Il bello, insomma, viene adesso». Poche sibilline parole, simili a quelle pronunciate di getto a Wembley nel lontano 1963 da Nereo Rocco prima della finale di Coppa dei Campioni: \"Chi no xe omo, resti sul pulman\", disse el Paron. Altri tempi, forse, ma parole pesanti che rimbombano oggi attuali più che mai anche in casa gialloverde.
