I diritti Tv della SERIE A arrivano anche alla LND. Ecco cosa cambia!
nella foto il presidente LND Carlo Tavecchio
Quando il Presidente della Lega Nazionale Dilettanti Carlo Tavecchio lanciò nel 2006 la richiesta passata alle cronache dell’epoca con lo slogan “Domenica ai Dilettanti” in molti l’accolsero come un grido nel vuoto. Quella che sembrava solo una provocazione, in realtà si è rivelato l’argomento principe del calcio moderno, tanto da portare in tribunale alcune componenti federali e da accendere la discussione anche fuori dall’ambito calcistico.
Precursore di sfide difficili quanto affascinanti, Tavecchio aveva già chiaro lo scenario in cui ci saremmo trovati di lì a qualche anno. “La programmazione televisiva – recitava il documento finale della commissione voluta dalla Lnd - che offre il prodotto del calcio professionistico in contemporanea allo svolgimento delle competizioni agonistiche ufficiali della Lega Dilettanti allontana praticanti, dirigenti, collaboratori e spettatori, generando nel sistema anche una sofferenza economica”.
Su questo assunto la Lnd si è basata per richiedere ufficialmente alla Figc e ai professionisti di lasciare uno spazio “nelle ore di luce”, la domenica pomeriggio, per lo svolgimento dell’attività dilettantistica o, in secondo ordine, la concessione di una sorta di risarcimento, inevitabile conseguenza di un più realistico compromesso, da destinare alle società non professionistiche per le difficoltà legate allo svolgimento dell’attività.
Con il passare del tempo però, complice l’approvazione della cosiddetta Legge Melandri e la maturazione culturale dell’intero sistema calcio sull’importanza della mutualità, lo scetticismo ha lasciato il posto alla fiducia per poi trasformarsi in forte determinazione, con l’approssimarsi dell’accordo siglato tra le Leghe e la Figc.
Un’attesa che, con l’esclusione della sola Lnd che ha avuto il merito storico di aver sollevato anzitempo la questione, si è tramutata in qualcosa di più di una boccata d’ossigeno per le casse delle società delle altre Leghe (B e Lega Pro) sempre più penalizzate dalla congiuntura economica generale. Il 9 febbraio scorso, quindi, è stato siglato un accordo che ha radici ben lontane e non è vero che è figlio di genitori ignoti come da più parti affermato. Anzi, nella confusione intellettuale che alberga oggi, è bene ripristinare la verità storica di un percorso teso a cambiare il corso dell’intero sistema calcistico italiano: la mutualità ha un padre naturale, Tavecchio, ed una famiglia, la lnd, che in silenzio ma con grande costanza ha lavorato per portare a casa questo risultato. 
Un percorso difficile ma vincente
Una volta chiarita la genesi, però, abbiamo il dovere di affrontare l’argomento del tortuoso iter che ha portato all’individuazione delle percentuali e poi allo stanziamento di questi fondi. In assenza dell’istituzione della Fondazione prevista dalla stessa Legge Melandri, con la quale nel 2008 veniva introdotto il principio della vendita collettiva dei diritti tv, le istituzione del calcio e della politica hanno iniziato uno sfibrante braccio di ferro che ha finito per logorare posizioni di partenza e rapporti istituzionali. Il vizio sostanziale è stato quello di legare questa argomentazione alla legge sugli stadi di proprietà, o almeno a quella che doveva essere la regolamentazione che ci doveva consentire di vincere la corsa per l’assegnazione ad Euro 2016 (!) mai approvata. La mancata intesa su diversi punti nodali di questo testo ha bloccato la discussione sulla ripartizione delle risorse assicurate dal mercato audiovisivo.
A far esplodere la miccia, con la conseguente denuncia della Lega Pro e del suo presidente prima al Tribunale Nazionale di Arbitrato per lo Sport e poi al Tribunale civile di Milano, è intervenuto il decreto legislativo dell’On. Rocco Crimi, allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo sport, che stabiliva nella quota dell’1% la percentuale da destinare ai campionati professionistici di Prima e Seconda Divisione.
La contrarietà del Presidente Lnd alla sovrapposizione di due questioni tanto importanti era nota già all’epoca: “Imperniare due tematiche tanto diverse in un unico iter legislativo appare quanto mai singolare”. Pur non essendo quasi mai stata messa in discussione la parte riservata al mondo dilettantistico, anch’essa pari all’1%, è stato decisivo l’intervento del Presidente federale Giancarlo Abete che nel frattempo si è assunto l’onere di prevedere nel bilancio Figc una quota pari quella da destinare al cosiddetto “sport per tutti”. Ciò è stato determinato dall’accordo bipartisan che ha unito le stesse forze politiche invece inconciliabili sul versante stadi. Cosciente dell’importanza di questi fondi, ma ancor più saldo sulle sane basi economiche della Lega Nazionale Dilettanti, Tavecchio denunciava allora una quanto mai singolare ingerenza degli Enti di Promozione Sportiva: “Volendo escludere qualsiasi intento di speculazione, credo comunque che il tentativo di immettersi in una mutualità condivisa sia oltremodo illogico, tenendo conto, peraltro, di come tre illustri membri della Commissione parlamentare siano direttamente coinvolti con alcuni di questi Enti generando più di un problema in riferimento alle valutazione su un probabile conflitto di interessi”.
L’atteggiamento della Lega Dilettanti, al contempo rispettoso delle istituzioni ma vigilante rispetto all’iter che questo accordo doveva compiere, è stato premiato dall’assunzione di responsabilità di Abete, il quale è intervenuto concretamente per non alterare gli equilibri che nel frattempo si stavano consolidando.
Poi il tempo è passato, la Lega di Serie A ha vinto la causa civile contro Conto Tv, di fatto sbloccando i fondi introitati altrimenti inutilizzabili, e nell’aprile 2011 ha deciso di istituire unilateralmente la Fondazione per la mutualità generale, poi ritenuta illegittima secondo i pareri di dei consulenti legali della Federcalcio. Tale Istituto, composto da 12 membri (6 esponenti di indicati da A e B, 3 dalla Figc, 1 dalla Federbasket, 1 dalla Lega Basket ed 1 dal Coni), è chiamato, come ribadito in un emendamento approvato in Parlamento nel recente Mille Proroghe, a gestire il 4% di quel 10% destinato alla mutualità, ovviamente a partire dal 2012/13.
Traguardo raggiunto
Cambiati gli scenari in conseguenza del rasserenamento degli animi dopo il tentativo di dialogo serrato tra le Leghe e dell’insipienza della crisi economica, la cui congiuntura ha messo in difficoltà soprattutto Lega Pro e Lega di B, si è giunti dunque alla firma dell’accordo definitivo con la seguente ripartizione dei 182,2 milioni di euro validi per la mutualità della ultime due stagioni: 134 milioni alla B, 39,3 alla Lega Pro ed 8,9 alla Lnd. Di fatto alla Lega Dilettanti spettano dunque poco meno di 18 milioni di euro da quando è stato istituito il principio della mutualità, una risorsa che la Lega Nazionale Dilettanti ha deciso di reinvestire sul territorio per migliorare i servizi offerti alle società e per creare sviluppo in un Paese sempre più affetto da immobilismo. “Innanzitutto – ha affermato Tavecchio non appena è stato raggiunto l’accordo – mi corre l’obbligo oltre che il piacere di ringraziare il presidente Abete per il suo decisivo sforzo, inoltre resta viva la grande soddisfazione di avere recuperato quella visibilità e quella progettualità che, senza i mezzi in arrivo, sarebbe stato molto difficile realizzare”. “Nell’immediato – ha concluso il numero uno dei Dilettanti – saremo attenti a valutare i reali interessi delle nostre società, affinchè queste risorse servano per finanziare progetti che concorrano alla crescita del movimento, a partire dall’assunzione di 140 persone su tutto il territorio nazionale da destinare alle nostre Delegazioni Provinciali”.
Risorse per tutto il movimento
Risorse giovani per rivitalizzare e professionalizzare un settore altrimenti penalizzato dalla crisi del volontariato. Cambiano i tempi, il Paese si impoverisce ed è sempre più difficile migliorare i servizi alle associate con persone animate da grande passione ma che si dedicano a questa attività solo nei ritagli di tempo. “Per affrontare le sfide dello sport moderno – ha dichiarato Tavecchio – anche nel calcio dilettantistico c’è bisogno di compiere un coraggioso salto in avanti, dando fiducia ai giovani per investire su un domani migliore”. “Con i fondi rivenienti dalla mutualità – ha concluso il presidente LND – daremo maggiore lustro e visibilità ai tornei giovanili che organizziamo da oltre 50 anni, continueremo ad investire nei vivai ed integreremo, a carico della Lega, la polizza sugli infortuni dei calciatori che militano nelle categorie dilettantistiche”.
Anche se molto importanti, questi sono solo i primi passi di una visione prospettica tesa al rilancio del sistema dilettantistico italiano cui sta lavorando la Lega Nazionale Dilettanti. Una progettualità che adesso può vedere la luce, senza fretta ma con la consapevolezza che è figlia dell’esperienza cinquantenaria della LND nell’organizzazione e nella gestione dei campionati dilettantistici nazionali. Una cognizione del fare che è la base della sua attività quotidiana.
Risorsa essenziale
In che cosa consiste la mutualità? Si tratta della quota di ripartizione delle risorse rivenienti dalla vendita dei diritti media del calcio di Serie A: non è altro, anche se non è poco, che una percentuale (10%) sul monte complessivo che ammonta a circa 1 miliardo di euro nell’arco di un biennio, da destinare a cascata alle serie minori fino ad arrivare alla LND. Tale finanziamento rappresenta un’iniezione salutare che andrà a ricadere positivamente sul territorio per dare supporto e nuova energia al dilettantismo calcistico italiano.
Roberto Coramusi
Il calcio illustrato
