Del difensore granitico e roccioso d’un tempo è rimasto il temperamento: smussata la foga e smaltita l’adrenalina agonistica, ne è uscita una combinazione ben shakerata di self control e capacità d’analisi che consente a Giancarlo Ruffato (nella foto), neo diesse gialloverde, di cucirsi addosso a puntino il suo nuovo ruolo. Gli occhi azzurrognoli sprizzano vivacità ed il sorriso sornione e ben mascherato fanno trapelare risolutezza e caparbietà. Così, con la medesima classe cristallina con cui sul terreno di gioco affondava un tackle o mordeva le caviglie all’attaccante di turno, punta dritto al cuore del problema.

“Nel momento in cui abbiamo ingaggiato Oreste Santin – azzarda senza la minima incertezza - e' stato dato un input ben preciso alla squadra: un nuovo tecnico voleva dire prima di tutto cambiare metodo di allenarsi, una preparazione atletica più intensa (tre allenamenti settimanali, ndr) e soprattutto un diverso modo di stare in campo. Prima si cercava il possesso di palla ed il fraseggio in orizzontale, ora si cerca la profondità, si vanno ad aggredire gli spazi alla ricerca della verticalizzazione: inutile nascondercelo, è una mezza rivoluzione copernicana circa il modo di stare in campo”.

S’irrigidisce per un momento senza lasciar trasparire il minimo turbamento mentre la voce esce fuori pian piano, ruvida come un fruscio di foglie secche: “Devo fare un plauso a tutti i ragazzi – riprende soffocando un sorriso - perchè dopo un lieve sbandamento iniziale, peraltro più che comprensibile, tutti hanno cominciato a seguire il tecnico con estrema disponibilità e voglia di imparare. Stiamo crescendo e i primi frutti sono sotto gli occhi di tutti”.

Allarga le braccia e abbozzando un sorriso ammiccante riprende: “La cura Santin sta’ dando i suoi frutti ? Forse è presto per dirlo ma i segnali sono incoraggianti. Visto da fuori Oreste può sembrare un \"burbero\", ma dopo un po' che ci si lavora assieme si capisce che la sua è solamente una gran voglia di raggiungere obiettivi ambiziosi: è una persona trasparente che si butta anima e corpo in quel che fa e vorrebbe che tutti lo seguissero allo stesso modo. I ragazzi, che sono intelligenti, questo l'hanno capito perfettamente”

Tira un lungo sospiro e sgombrando ogni dubbio con la stessa tempestività con cui un tempo spazzava l’area di rigore, riprende: “Se abbiamo preso la decisione giusta? Il cambio in panchina è stata una scelta sofferta – sibila con un filo di voce – ma riteniamo fosse necessario in quel determinato frangente della stagione. Mancano ancora parecchie gare ma stiamo entrando nella fase calda della stagione ed è arrivato il momento di correre. Solo campo e tempo ci diranno, però, se la scelta è stata corretta”. Torna a guizzare un sorriso sul volto mentre una leggera incrinatura gli increspa la fronte: “E che la scelta sia stata corretta e giusta ce lo auguriamo veramente tutti, giocatori, società e tifosi”.

Davide Dalan
www.venetogol.it 

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