Un brutto fallo lo menomò per sempre nel 2002: chiuso il contenzioso
SAN DONÀ - A trent’anni compiuti ha ottenuto definitivamente giustizia di un torto subito quando ne aveva venti. All’epoca sperava di intraprendere una carriera sportiva, contava su un posto di lavoro che si era appena conquistato e non aveva ancora un’invalidità permanente del 15%. Carriera e posto di lavoro sono sfumati per sempre il 19 febbraio del 2002 durante una partita di calcio, l’onore dell’intera famiglia è stato ripristinato ora dalla Cassazione che ha posto la parola fine al contenzioso legale che durava da dieci anni: all’epoca sembrava che Mauro Marchetto avesse approfittato di un banale incidente in campo per ottenere un risarcimento milionario.
Quel 19 febbraio, nel corso della partita tra Us Eraclea e Noventa, si verificò un contrasto di gioco tra Michele Cibin e Marchetto in seguito al quale Marchetto (che militava nel Noventa) riportò la frattura di tibia e perone.
Nel 2009 il Tribunale di San Donà diede ragione a Cibin stabilendo che non aveva responsabilità nello scontro, l’anno dopo la Corte d’appello di Venezia ribaltò la sentenza riconoscendo la responsabilità civile di Michele Cibin da fatto doloso. In buona sostanza, secondo il giudice d’appello c’era stato reato ma era ormai prescritto, gli effetti civili invece non erano scaduti. La famiglia del giocatore dell’Us Eraclea pagò 15 mila euro di provvisionale sul danno che, complessivamente, si aggira sui centomila euro. Chiusa la vicenda penale (la Cassazione, infatti, ha dichiarato inammissibile il ricorso del Cibin difeso dallo studio legale Geremia di Portogruaro), ora Marchetto ricorrerà al Tribunale civile, sempre difeso dall’avvocato Marina Lucchetta dello studio Lucchetta-Pagnoscin di Mestre, per ottenere il risarcimento completo del danno. (e.t.)
Fonte: Il Gazzettino di Venezia
