Montebelluna: intervista a Stefano Frezza (a.d. dimissionario)
Con la stagione 2022/2023 si è chiuso anche il rapporto tra il Montebelluna e l'amministratore delegato Stefano Frezza. Lo abbiamo sentito per tracciare un bilancio della sua esperienza in biancoceleste dal giugno 2019, ma anche per toccare argomenti come la riforma dello sport, l'obbligo dei fuoriquota e, sempre per quanto riguarda il "Monte", la salute del settore giovanile e le prospettive future della prima squadra, fino alle voci della possibile "fusione" con il Cartigliano (il cui titolo sportivo sarebbe vacante) per tornare subito in Serie D.
Il bilancio della sua esperienza al Montebelluna?
"Un inizio e una fine difficili. L’arrivo in corsa, due anni di Covid, la squalifica per proselitismo del responsabile del settore giovanile, ora direttore generale, e un’amara retrocessione. In mezzo oltre 30 giocatori girati ai professionisti, alcuni ora già nelle Primavere importanti, molti campionati del settore giovanile vinti, un ottavo posto in Serie D nella stagione 2021/2022, tra i migliori piazzamenti degli ultimi anni. In assoluto un’esperienza indimenticabile sotto tutti gli aspetti. Di tutto questo devo ringraziare il presidente Alberto Catania, che tanto ha fatto in questi anni. Ringrazio di cuore tutti i collaboratori e in particolare Gianpietro Casagrande, anche lui dimissionario quest’anno, pedina fondamentale della mia gestione che ha grande merito di aver salvato il settore giovanile, soprattutto nella fase di transizione, e Fabio Minato, il segretario generale, per l’impegno e la professionalità".
Abolizione del vincolo sportivo, cosa ne pensa?
"È l’ennesima prova di forza delle leghe professionistiche. L’avrei lasciato fino all’ultimo anno di under della Serie D (quest’anno il 2003, ndr) per tutelare le società che investono veramente nel settore giovanile, come a Montebelluna".
C'è poi la riforma del lavoro sportivo...
"Credo sia il frutto della riflessione del difficilissimo momento passato durante il Covid, in cui i lavoratori sportivi sono stati fortemente penalizzati. A Montebelluna non abbiamo, di fatto, quasi mai fermato l’attività sportiva nemmeno in quel periodo. Penso che l’extra costo che ne scaturisce verrà assorbito dal compenso che sarà determinato in maniera lorda, e non più netta. Ci sono altre componenti che fanno lievitare i costi, più della parte contributiva. Penso al mondo degli “intermediari” sportivi solo sulla carta non ammessi nei dilettanti. Sono figure di cui le società hanno bisogno e per questo va individuata una normativa che provi a regolamentare questa situazione".
In Serie D riconfermati i 4 fuoriquota obbligatori, in Eccellenza e Promozione invece si scenderà da tre a due.
"La Serie D è la vera vetrina dei giovani, vista l’alta competitività della serie. Un under che si distingue in D è un under per i Pro. Lo scorso anno abbiamo fatto esordire 12 ragazzi del 2005, sotto età. In Eccellenza e Promozione possono giocare indipendentemente dall’età, per cui il presidente Ruzza ha fatto bene a fare questa scelta".
Stato di salute del settore giovanile biancoceleste?
"Sempre di primo piano. Spero tanto nei 2008, in lotta per il titolo nazionale".
Come vede il Montebelluna nella massima serie regionale?
"Il campionato di Eccellenza è indubbiamente competitivo anche se la promozione del Treviso in D pareggia le quotazioni delle altre società di vertice. Il Conegliano, per cui simpatizzo avendoci giocato nella ormai lontana stagione 1986/1987, ha già inserito molta esperienza e qualità. A Montebelluna, Rinaldo Mazzonetto che ho inserito quest’anno nell’organico e che ho avuto il piacere di conoscere, ha sicuramente sia le capacità per allestire una squadra competitiva, sia l’esperienza per aiutare un mister all’esordio in prima squadra".
E le voci sul possibile ritorno in Serie D del Montebelluna tramite una "fusione" con il Cartigliano, il cui titolo sarebbe vacante dopo la promozione diretta del Bassano? Pare che in queste ore in via Biagi si stia verificando la fattibilità dell'operazione.
"Ovviamente non ne so nulla ma ne sarei felice. Montebelluna merita quella serie".
Tra i partenti c’è sicuramente Nicola Fasan, potrà dare un grande contributo anche al Caldiero?
"Ovviamente sì. Fossi in lui avrei aspettato un po' prima di decidere la destinazione. È un giocatore unico per le sue caratteristiche nel nostro girone della Serie D. L’anno scorso lo mandai un mese in preparazione alla Virtus Vecomp in C e Gigi Fresco tentennò fino all’ultimo per tenerlo. Sono sicuro che si merita un’occasione in quella categoria e se ci arriva ci può restare a lungo. Lo spero per lui".
Anche se è presto, come vede il prossimo girone C di Serie D?
"D o C2? Sarà un girone di ferro. Non vedo favorite. Il Cjarlins Muzane ha già creato un’ossatura importante e la solidità di Parlato la conosciamo. Sarei felice per il presidente Zanutta. Il Treviso con l’arrivo di Gementi deve ancora scaldare i motori e mi è piaciuto l’approccio prudenziale che ha tenuto nella conferenza stampa, perché sa quanto difficile è la categoria e il nostro girone in particolare. La concretezza dell’Adriese e del suo mister sono un’altra certezza. Poi c’è la Clivense con l’incognita del girone. Union Clodiense, Luparense, Dolomiti Bellunesi, Campodarsego e Bassano le altre big anche se quest’ultima con aspetti societari da chiarire. E tutte le altre che venderanno cara la pelle perché la D è spietata. Non ammette il minimo errore".
Progetti per il suo futuro calcistico?
"Ho rassegnato le dimissioni il 9 giugno, anche per i miei impegni lavorativi, difficili da conciliare con certi tipi di incarichi. Ma il calcio resta la mia grande passione".
