Plateolese:si presenta Oreste Santin dopo l'esordio con la Curtarolese

In barba al freddo polare e al vento siberiano che han fatto piombare sottozero la colonnina di mercurio in tutto il Belpaese, il punticino raccolto dalla Plateolese domenica contro una diretta concorrente (Curtarolese 97, ndr) serve a riattizzare e rinfocolare un ottimismo che sembrava sopito e smarrito. Un pareggio che mette un cerotto e tampona l’emorragia di punti, di certo non spazza via i problemi ma dirada le nubi che s’addensavano minacciose: rimane soprattutto una preoccupante sterilità offensiva, un fiuto del gol da sinusite cronica (310 minuti senza andare in rete).
Per sopperire a tutto e soprattutto per zittire qualche mugugno e malumore, la mannaia della società è calata violenta, la solita scure che come sempre individua capro espiatorio l’allenatore: esonero lampo di Stefano Parolin (risoluzione consensuale con il tecnico vicentino) e arrivo in plancia di comando di un nuovo timoniere, Oreste Santin, 52enne di Montebelluna, ex allenatore del Mussolente, con alle spalle un ottimo pedigree come giocatore (Montebelluna, Mantova, San Donà) essendo proveniente dalla stessa scuola da cui sono usciti i vari Aldo Serena, Attilio Tesser, Lele Pasa e Alberto Torresin.
Da allenatore un assaggio al campionato di Eccellenza sulla panchina del Cornuda Crocetta quindi l’exploit a Mussolente: Santin era stato chiamato al capezzale della squadra misquillese a metà della stagione 2008-09, in Prima categoria, con la squadra in pessime acque; il trainer l'aveva risollevata con un girone di ritorno da vertice e l'anno successivo aveva portato la squadra al successo più importante, il passaggio in Promozione. Nel campionato successivo qualche dissapore, il divorzio quindi il rientro in grande stile con il subentro al tecnico Roberto Salvalajo e la salvezza a fine stagione. L’esperienza alla squadra Juniores d’Eccellenza a Montebelluna ha preceduto lo sbarco in gialloverde.
“Con Stefano Parolin ci siamo lasciati bene – confessa lasciando trasparire una punta di amarezza il presidente Daniele Peruzzo – il lavoro svolto è stato eccellente, ora però serviva la sterzata, quel quid indispensabile per farci fare il salto di qualità. Con Santin pensiamo di aver completato questo percorso”. “Arrivo a Piazzola con la voglia di far bene e vincere – esordisce il neo tecnico gialloverde – per uno che fa sport è sempre bello vincere: ovviamente poi dal dire al fare... Le chiacchiere lasciano il tempo che trovano, sarà sempre e solo il campo a parlare. E’ chiaro che tanto dipenderà dai giocatori perché sono solo loro che fanno grande un allenatore. Il tecnico deve solo pensare a non sbagliare”.
Il nuovo allenatore s’è presentato a muso duro a Liparini & C, coerente con la fama di sergente di ferro che ha accompagnato il suo arrivo: carichi di lavoro aumentati e inserimento di una seduta in più di allenamento, niente gerarchie preconcette ma solo cura del lavoro: “Abbiamo inserito un allenamento in più – riprende l’allenatore con un filo di voce - perché credo fermamente nel lavoro sul campo. Quel che voglio inculcare nella testa dei ragazzi è che non dobbiamo mai mollare nelle difficoltà e soprattutto il gruppo deve credere in chi li allena: se non è così non andremo da nessuna parte”.
Picchia sodo con le parole senza far trapelare incertezza alcuna: “Qui conta solo il gruppo, non contano i singoli. Non sono un presuntuoso, mi ci vorrà tempo e soprattutto materiale umano che abbia voglia di fare. Tra 15 giorni potrò esprimere sicuramente un giudizio migliore: non bisogna scordare che in questa categoria contano molto la compattezza, la voglia e l’intensità”.
Santin sicuramente sa armeggiare con destrezza il bisturi del realismo recidendo sul nascere facili illusioni quando gli si chiede se si può ancora pensare al successo finale: “Obiettivamente ritengo che non abbiamo il margine per vincere direttamente il campionato: per farlo dovremmo vincerle praticamente tutte. Punteremo a fare il meglio possibile”. Una secchiata d’acqua gelida sui bollenti spiriti di rimonta con allegato ammaina bandiera, dunque? Neanche per scherzo: “I playoff sono oggettivamente alla nostra portata. Quello però che mi interessa ora è vedere è la compattezza di questo gruppo” .
Lo sguardo già torvo per un momento si rabbuia prima di lasciar spazio ad un sorriso un po’ sbiadito: “Voglio veder giocare tutti per uno e uno per tutti. Dobbiamo chiudere bene questo ciclo terribile (Fulgor Trevignano e Olympia, ndr) ed ogni partita che dovessimo vincere di certo non sarò io a vincerla ma solamente i ragazzi”. L’allenatore corazza e blinda il gruppo, insomma: ora spazio alla fatica e al campo.
Davide Dalan
Scritto da Redazione Venetogol il 01/02/2012













