Il trionfo dell'Unione Venezia: con un turno di anticipo è Lega Pro

VENEZIA. Passerà alla storia anche questa. Non per un calcio da favola, ma sicuramente per un calcio a una categoria che non appartiene alla città di Venezia, alla squadra, ai tifosi. Il Venezia è promosso , se ne va da questa infernale serie D e ritorna del pianeta professionistico. Dove ci sono ugualmente tanti problemi, crisi anche là, ma almeno in tutti i campi l’acqua delle docce scende calda e ci sono tre -quattro uscite di sicurezza che non mettano in dubbio che si possa giocare.
Il Venezia batte 5-2 il Gradisca, ma la partita in sé –la cronaca, per capirsi – è l’ultima cosa che conta in questo afoso pomeriggio di fine aprile. Conta il traguardo raggiunto. Una gioia immensa, soprattutto per il tifoso giovane. Quello della new generation, che aveva sentito raccontare dal fratello grande, o forse dal papà, dello spareggio di Cesena, o della promozione con Novellino, quella del ritorno in serie A dopo quell’eternità degli anni bui.
Tifosi giovani e felici. A loro interessa meno che il salto sia dalla D alla Lega Pro, conta il fatto di esserci, di esserci stato, e adesso di poterla raccontare agli altri. E se la più bella è sempre la prossima, andiamo avanti che ci si divertirà ancora. Si spera. Perché anche nel giorno del trionfo qualche interrogativo si mette tra i piedi, qualche dubbio si insinua. Gli ultimi minuti della partita sono scanditi dal coro «Vogliamo lo stadio nuovo», ma chi deve sentirlo non lo sente, perché non c’è. Non c’è un russo che sia uno, Korablin ha impegni a Mosca, Samokhin è stato estromesso – è ora di dirlo anche se la società glissa e non comunica – del resto non si vedono neanche le autorità comunali, l’unico è Venturini (Municipalità) e insomma se parliamo di futuro questa promozione della squadra deve dare un impulso a trasformare in fatti le
tante, pardon, troppe, parole finora declamate.
È qui la festa, comunque. Scusa, ma il Delta cosa sta facendo? Il Delta deve perdere o pareggiare perché l’inossidabile Zago butti in onda “We are the Champions”. Ma la voce di Freddy Mercury è preceduta dai radiocronisti di turno che annunciano il pari e poi uno dopo l’altro i gol sul groppone dei polesani. E allora la festa comincia prima del fischio finale, la gioia diventa come un’onda pronta a travolgere le linee di bordocampo e inondare il terreno tornato verde.
Il resto all’immaginazione. Abbracci, qualche lacrima, felicità, non siamo a Dortmund per cui i gavettoni sono d’acqua, non di birra. Ma ci sono bambini con i papà, e questo è un bel segno, almeno stavolta sono felici tutti, e tutti grazie a questa squadra che negli ultimi mesi ha fatto applaudire e imprecare, sognare e temere il peggio. Fino al boato del fischio finale.
Se poi qualcuno vuole rivivere anche i gol, eccoci a riavvolgere il nastro, dopo aver ribadito che partita vera stavolta non c’è mai stata: 3’, Essousi pescato in verticale sul filo del fuorigioco, stop, pallonetto e vai con l’1-0. Siamo al 12’, Grifoni lavora un pallone a sinistra, serve in mezzo, gli isontini guardano e Lauria realizza. Lauria-bis al 23’ , assist di Crafa, tocco felpato d’esterno e sono tre. Al 37’ tocca ad Oliveira, cross da destra, stop di petto e destro potente. E cinquina di Silvestri al 44’, destro da fuori all’incrocio.
Men che allenamento, Videtta entra volgare sulle gambe di un avversario, a che serve? L’arbitro lo ammonisce, Favarin lo toglie. E nel secondo tempo ci sta anche il gesto di rispetto nei confronti degli avversari, il Venezia rinuncia alla goleada, giusto perché questi ragazzi del Gradisca per tutto l’anno hanno dato tanto e ricevuto niente, e Zoratti è un professionista che non merita l’umiliazione. Fa anche due gol, il Gradisca, ma se ne accorgono in pochi.
Carlo Cruccu (La Nuova Venezia)
Scritto da Redazione Venetogol il 30/04/2012













