Avanti per passione o stop per cambiare?

AVANTI PER PASSIONE O STOP PER CAMBIARE?
Nomi non se ne possono fare. Probabilmente ognuno può dare la propria interpretazione e collegarlo ai contesti che conosce, o riportarlo anche a se stesso, ma questo articolo non vuole colpire nessuno e non dare giudizi su alcuna scelta, solamente fare delle considerazioni, che in fase di programmazione per la prossima stagione, forse rifletterci adesso, quando può anche sembrare prematuro, potrebbe evitare a qualcuno di trovarsi in situazioni imbarazzanti.
Realtà in difficoltà ce ne sono molte. Qualcuna è balzata alla cronaca più di altre, ma il sentore che la prossima sarà una stagione ancor più difficile di questa, si ha chiaramente anche solo parlando con gli addetti ai lavori.
Ritornando a questa stagione sportiva, che per qualcuno è già terminata, per altri volge comunque al termine, c’è da sottolineare come le prese di posizione di fronte a situazioni di difficoltà economiche delle Società, sono state diverse, da parte degli spogliatoi.
C’è chi ha scelto di continuare e portare a termine i propri impegni, percependo rimborsi inferiori a quelli pattuiti, o addirittura gratuitamente, chi invece ha scelto di fermarsi, di dare un segnale chiaro affinché certe situazioni non si ripetano più.
Un plauso a chi ha deciso di continuare. Un plauso anche a chi ha deciso di fermarsi. Se è vero che i dilettanti dovrebbero fare calcio per passione e divertimento, e la differenza tra i professionisti sta proprio nel fatto che non dovrebbero considerarlo un “lavoro” è anche inutile nascondere la realtà dei fatti però, e che business che c’è nel calcio dilettante non è poca cosa.
Inutile anche nascondere che, al di là di quanto pattuito, che può essere un semplice rimborso chilometrico, come un vero e proprio “stipendio”, non c’è nessuna tutela che questa cifra concordata venga poi riscossa. E su questo ultimo punto (tutela dei dilettanti) ci sarebbero tante cose da dire, ma la federazione e la lega fanno orecchie da mercante, i problemi li conoscono, le dinamiche anche, ma in nome di una parola “dilettantismo”, forse abusata, si nascondono e non prendono in seria considerazione un minimo di riforma a garanzia del dilettante (sia in campo che fuori). Ricevute le quote d’iscrizione al campionato, la verifica della solidità di una Società è praticamente nulla. Gli anni della “bubbana” sono finiti.
Lo sappiamo tutti e lo vediamo nella realtà Italiana, non solo sportiva. E’ che qualche Presidente forse non se ne vuole capacitare, e continua con una politica e dei programmi che non si può più permettere, salvo arrivare a metà anno e “ritrattare”. Come qualche “allodola” continua a farsi illudere, perché anch’egli, magari ancorato a un passato blasonato, non riesce a calarsi nella realtà.
Allora per concludere, l’orgoglio e la dignità del campo, vanno sempre onorati, massima stima e rispetto per chi, nonostante tutto ha scelto di andare avanti, ma per impedire di continuare a creare ambienti e realtà che non possono sostenere un’intera stagione sportiva e che magari è già da qualche anno che sono in difficoltà e non mantengono gli impegni, anche scegliere di fermarsi può essere un atto d’orgoglio e di dignità, il coraggio di provare a cambiare le cose, denunciare la realtà dei fatti e, visto che qualche volte si può mettere in dubbio la buona fede, togliere la possibilità a chi approfittando della legislazione attuale, dove non esistono contratti che possano in qualche modo obbligare la dirigenza a tener fede alla parola data, persevera nel far “calcio”!!!
Naturalmente anche previsioni errate o sponsor che saltano durante la stagione, possono portare a non poter più mantenere gli impegni, e questo è comprensibile, ma se le previsioni si continuano a sbagliare, anno dopo anno, allora non è più sfortuna o imprevedibilità, c’è qualcosa che non va.
Ci sono realtà dilettantistiche dove il volontariato è ancora vivo, e sono da ammirare. Significa che “per passione e per la gloria” si trovano ancora persone disposte a fare calcio. Basta essere trasparenti subito e evitare promesse che non si possono mantenere. Un ciclo del calcio, purtroppo o per fortuna, si è concluso.
Scritto da ZZZ ZZZ il 09/05/2014

