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Edizione provinciale di Padova


Eccellenza. Abano: intervista al tecnico Matteo Lunardon

Neroverdi al 14° posto nel girone A di Eccellenza

Cinque domande e altrettante risposte. Ecco l'intervista con mister Matteo Lunardon dell'Abano (girone A di Eccellenza), realizzata dall'ufficio stampa neroverde.

1. Traccia un tuo giudizio a 360 gradi sul campionato della squadra.
«Prima di tutto ci tengo a ringraziare tutti coloro che hanno dato un contributo importante e ricoperto un ruolo prezioso in questa avventura. Dal presidente Gildo Rizzato al direttore sportivo Franco Sartori, dal magazziniere Roberto Masin ai dirigenti accompagnatori Michele Varroto e Michele Contarin, passando ovviamente per tutti i membri dello staff tecnico: il mio vice Andrea Terrassan, il prof Michele Dianin, l’assistente-allenatore Dario Marsella, il preparatore dei portieri Fabio Bocchese e la fisioterapista Nicole Schenato. Il mio giudizio sulla stagione parte da molto lontano, da luglio 2019, quando in uno stanzino eravamo solo in tre: io, il presidente e Roberto Masin. Subito dopo è arrivato Franco, che ci ha dato una grossa mano, ma l’Abano in quel momento non esisteva ed è stato messo in piedi in meno di un mese. Siamo partiti piano piano, tra la diffidenza generale, visto che tutti ci davano già per spacciati. Le condizioni erano veramente precarie, ma non ci siamo mai persi d’animo e giorno dopo giorno siamo riusciti a restituire orgoglio e credibilità ad una piazza che negli ultimi anni si era un po’ spenta. Sin dal primo giorno c’è stata una grandissima voglia di provarci, di metterci in gioco per dimostrare che non facevamo l’Eccellenza per caso. Probabilmente i miei ragazzi non erano i più forti, ma so per certo che erano e si sono dimostrati gli uomini giusti al posto giusto. Il campionato lo valuto positivamente: abbiamo lanciato tantissimi giovani e il più “vecchio” della rosa, dopo aver perso Laguda, è Alberto Banzato, un 1994. Credo che alla nostra classifica manchino tre o quattro punti, che avremmo meritato e non siamo riusciti a raccogliere. In ogni caso l’Abano era lì a lottare, per provare ad uscire dalla zona-playout o comunque per giocarsi la salvezza fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata. Alla conclusione mancavano otto giornate con un calendario “in discesa”: avevamo ancora parecchi scontri diretti, questo è vero, ma le più forti le avevamo già incontrate tutte e all’andata il rush finale ci aveva portato diversi punti. Ero quindi fiducioso sulla volata conclusiva: magari non saremmo riusciti a raggiungere la salvezza diretta, ma un buon piazzamento in chiave-playout sarebbe stato alla portata».

2. La classifica al momento della sospensione rispecchiava bene i valori in campo? C’era qualche squadra che meritava di più o di meno?
«Da parte nostra abbiamo peccato soprattutto di inesperienza, ma direi che la classifica di metà febbraio era abbastanza veritiera. Forse le delusioni più grandi sono l’Arcella, per il divario tra ciò che ha speso e ciò che ha raccolto, e il Giorgione, che tutti si aspettavano al comando per l’indiscusso valore dei suoi giovani e l’importante campagna acquisti. Il Sona capolista? Non era la squadra più forte o più bella da vedere, ma di certo quella che giocava il calcio più semplice e redditizio: una compagine scorbutica, che subisce pochissimi gol e che vanta una rosa esperta e con giocatori di qualità. Tra le sorprese in negativo forse c’è pure l’Albignasego, che magari ci si aspettava più a ridosso della zona-playoff per la qualità degli acquisti effettuati sia la scorsa estate che nella finestra invernale di mercato».

3. Qual è la migliore squadra che hai incontrato? E quali sono i giocatori più forti che hai ammirato?
«Come squadra il mio voto va al Montecchio Maggiore, sia per la tradizione che per la straordinaria forza d’urto del reparto offensivo: tre bocche di fuoco come Dimas, Casarotto e Guccione rappresentano un lusso per l’Eccellenza. Passando ai giocatori, come portiere direi Lorello del Pozzonovo, che non scopriamo certo oggi per le categorie in cui ha militato. Tra i difensori scelgo Avanzi del Sona: ha fatto molti anni di serie D e l’ho visto comandare con incredibile carisma e personalità un reparto che schierava due fuori quota su quattro. A centrocampo, magari sarò di parte, non cambierei il mio Tresoldi con nessuno: Max è un giocatore assoluto e di altra categoria, a cui puoi affidare le chiavi del reparto ad occhi chiusi. In attacco il top-player è Guccione del Montecchio: se gli concedi mezzo centimetro, è gol. Una sentenza».

4. In sede di mercato, come potrebbe essere rinforzato questo Abano?
«Parto da una premessa: questa è una vera squadra, con un cuore e un’anima che non cambierei per niente al mondo. Basterebbe solo aggiungere un po’ di esperienza, inserendo tre giocatori nei posti giusti. Abbiamo buttato via tanti punti perché la palla scottava. A dieci secondi dalla fine del match con il Giorgione, sullo 0-0, non abbiamo avuto la freddezza di cercare la bandierina: abbiamo provato a vincerla e così abbiamo perso»

5. Qual è stata, a tuo avviso, la migliore sorpresa in positivo di questo Abano? E quali sono, al contrario, gli aspetti da migliorare?
«Se devo fare un solo nome, direi Matteo Fiorin. È un 2001 dalle potenzialità enormi, che può fare la differenza in qualsiasi momento: in allenamento, in tre minuti, in dieci minuti, in un tempo o anche schierato dall’inizio. Fa sempre la scelta giusta ed è un giocatore totale: è veramente “tanta roba” e spero che resti ad Abano per molti anni, perché ha tutto per diventare una colonna di questa squadra e di questa piazza. Di cose da migliorare ce ne sono sempre: c’è mancato qualcosa soprattutto in fase realizzativa, però resto dell’idea che tutto è figlio della poca esperienza. Chiudo con una riflessione: non so cosa succederà nei prossimi mesi, non so se l’Abano ripartirà da me o da un altro allenatore. Ma c’è una cosa di cui sono sicuro: qui c’è un gruppo straordinario, che si cerca e ha voglia di stare insieme, persino adesso in piena emergenza sanitaria. Qui c’è uno zoccolo duro importante, a cui basterebbero tre o quattro innesti mirati per potersi divertire. Questi ragazzi hanno sempre dimostrato cuore, coraggio, professionalità e attaccamento: volevano la salvezza a tutti i costi e questo è il più grande orgoglio che, da allenatore, mi porterò sempre nel cuore».

Ufficio stampa Abano

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  Scritto da Redazione Venetogol il 18/04/2020
 

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