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Edizione provinciale di Verona


Eccellenza, Belfiorese: intervista al trequartista Alessandro Speri

In estate è diventato il colpo di mercato dei biancoblù

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Intervista ad Alessandro Speri (nella foto) a cura dell'ufficio stampa della Belfiorese - girone A di Eccellenza.

Lui è un talento puro, il trequartista della Belfiorese. Ha appena compiuto 24 anni, classe da vendere, giocatore dalle spiccate doti che svaria su tutto il fronte d'attacco. Molto tecnico con entrambi i piedi, possiede notevoli doti balistiche, battitore infallibile di punizioni. Lui è un numero 10 per eccellenza, quel tipo di calciatore che inventa e disegna parabole magiche, è fantasia ed estro, un valore aggiunto. Si ispira a Zinedine Zidane, il calcio è da sempre parte importante di lui. Inizia a tirar i primi calci al pallone nell'Ajace Calcio, squadra del proprio paese, ma viene presto notato dagli osservatori che nel 2006 lo portano all'Hellas Verona. Cresce nella società scaligera trascorrendo ben 10 anni della sua carriera calcistica che lo porteranno a diventare punto di forza della Primavera di mister Pavanel che lo considerava la bandiera di quella squadra, assegnandoli la fascia di capitano. Dall'Hellas è passato poi alla Virtus Verona dove ha giocato 2 campionati in Serie D conquistando la promozione in C con il suo debutto tra i professionisti nella stagione successiva. Nel gennaio 2019 viene tesserato dall'Ambrosiana in D e poi questa estate è diventato il grande colpo di mercato della Belfiorese. Chapeau.

Alessandro, i tifosi vogliono sapere come ti trovi a Belfiore, qual è stato l'impatto con questo ambiente?
"Fin da subito ho avuto come l’impressione di entrare in una famiglia, qui alla Belfiorese ho trovato davvero un bel clima molto tranquillo. Ho conosciuto i miei nuovi compagni di squadra e sono tutti ragazzi per bene e seri, fattore fondamentale ma anche determinante per fare bene, forse ancor più delle qualità tecniche. Dal capitano al ragazzo più giovane qui trovi tutte persone umili, disposte ad ascoltare e pronte a migliorarsi".

Parlaci dei tuoi ricordi all'Hellas Verona.
"Dieci anni sono tanti e faccio fatica a raccontare un unico particolare perché ne ho passate talmente tante. Però, mi piace ricordare quando ero piccolo, come tanti ragazzini, ero sempre accompagnato da mio padre, ovunque. Lui mi portava a tutte le partite e agli allenamenti, per accontentarmi e seguirmi in tutto ha fatto molti sacrifici, questo non lo dimenticherò mai. È grazie a lui che ho potuto fare tutto questo è sono diventato quello che sono. La mia speranza è sempre stata quella di avergli restituito nel tempo qualche soddisfazione".

Mister Pavanel ti considerava punto di forza e ti riteneva pedina fondamentale nel suo undici, è un grande complimento. Qual è stato il tuo rapporto con lui e con gli ex compagni di squadra?
"Mister Pavanel è uno degli allenatori che ricordo con più soddisfazione, è una persona che cerca molto il contatto diretto col giocatore, come piace a me. Lo ringrazierò sempre perché lui mi ha fatto diventare un “uomo” in campo, mi ha insegnato ad andare oltre la fatica. È un combattente come me quindi ci siamo trovati molto bene e si è creato fin da subito un feeling particolare tra di noi. Nei miei trascorsi gialloblù ho avuto la fortuna di giocare insieme a Gollini, Fares, Zaccagni, Danzi (i più noti) ma altri ancora e di loro conservo un bellissimo ricordo. Ogni tanto alcuni di loro li sento ancora oggi. Zac (Zaccagni) è arrivato fino a vestire la maglia della nazionale e sono molto contento per lui, se lo merita veramente. Gollo (Gollini) è un ragazzo d’oro, simpaticissimo, di compagnia e dalla facile battuta, oltre ad essere diventato un grande portiere. Di lui ricordo ancora Viareggio, ci fece arrivare in finale grazie alle sue parate nei rigori, mitico".

Raccontaci di quando ti allenavi con la prima squadra dell'Hellas e di quella volta della panchina in Serie A nella gara con la Fiorentina.
"Allenarsi con giocatori di questo livello certamente ti migliora sotto tutti gli aspetti. Sicuramente il ritmo oltre che la tecnica fanno la differenza ad alti livelli. All'inizio è un po' dura, ricordo che i primi giorni mi sembrava di essere arrivato su un altro pianeta, ma poi piano piano ti abitui. Velocità della palla, pochi tocchi, pensare in anticipo e altro ancora fanno parte del mondo del professionista, altrimenti non ne becchi una. Ricordo molto bene quella settimana, eravamo in quattro della Primavera aggregati alla Prima Squadra allenata da mister Mandolini, c’era emergenza infortuni, la fortuna mi ha fatto arrivare fino alla panchina nella gara contro la Fiorentina ma non riuscii ad entrare in campo, magari sarebbe cambiato qualcosa, chi lo sa. Le emozioni che ho provato e che ricordo ancora oggi sono inspiegabili, indescrivibili, solo vivendole le puoi capire. Per un ragazzo di Verona come me, crescere e arrivare calcisticamente al top nella propria città è il sogno di tutti. Ero molto emozionato, molto teso, ricordo lo stadio Bentegodi pieno colmo, che impressione dal campo. Mi sarebbe piaciuto poter dire la mia quella sera, anche solo qualche minuto, ma vabbè, si vede che doveva andare così".

Hai vinto il "Beppe Viola", torneo prestigioso di Arco categoria Allievi, una bella soddisfazione?
"Sì, proprio una gran bella soddisfazione. Non eravamo certamente favoriti ma con il passare delle giornate abbiamo capito che anche noi avevamo tutte le carte in regola per potercela giocare. Fiorentina, Roma, Lazio, ricordo queste partite meglio delle altre. Sembrava destino che dovessimo alzarlo noi quel trofeo. Assieme a noi c’era Fares, sicuramente lui ha alzato il nostro valore di squadra e non di poco. Grande merito va anche a mister Pellegrini che con la sua serenità ci ha guidati fino alla finale, è stato sicuramente un grande".

Dopo l'Hellas hai esordito anche in C, com'è questa categoria?
"La Serie C l’ho affrontata a soli 20 anni e la grande differenza con le categorie sotto è il ritmo del gioco, incredibile, in campo non hai neanche quel minuto per rifiatare. Devi essere preparatissimo fisicamente e stare sempre al top della forma perché qui incontri giocatori importanti e messi molto bene fisicamente. Poi la qualità cambia, si certo, ma neanche poi tanto secondo me, perché puoi trovare giocatori più tecnici in serie D che in C. Quello che cambia è proprio il ritmo e l’aspetto fisico dei calciatori".

Tra i tuoi tanti gol ce n'è qualcuno che ricordi particolarmente?
"Sicuramente il gol nel derby Primavera contro il Chievo Verona, era il gol del 3 a 2 e provai una gran gioia. Calciai al volo una palla a campanile, si insaccò in rete battendo prima sul palo, un gol assurdo (non a caso ricorda proprio un gol di Zidane)".

Ufficio stampa Belfiorese

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  Scritto da Redazione Venetogol il 20/11/2020
 

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