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Edizione provinciale di Treviso


Eccellenza. L'Istrana chiarisce il suo no alla ripresa della stagione

Il comunicato della società presieduta da Fabio Marconato

Nella foto: il presidente dei gialloblù Fabio Marconato.

Comunicato ufficiale dell'Istrana a chiarimento del proprio "no" alla ripresa del campionato di Eccellenza 2020/2021.

Dopo aver assistito in questi giorni a varie prese di posizione, soprattutto sui vari social, spesso fatte di chiacchiericci privi di fondamento, rispetto alle decisioni prese dalle Società di Eccellenza, se riprendere o meno l’attività, come Calcio Istrana riteniamo necessario manifestare e chiarire la nostra posizione.

Va detto che spesso il frutto di certe posizioni che leggiamo sui social, sono fatte da persone sicuramente amanti del gioco del calcio e chi non lo è fra noi, ma che possono esprimere i loro pareri, a volte anche trancianti, partendo dal fatto che non hanno alcuna responsabilità personale nella gestione della pandemia all’interno delle società, liberi quindi di commentare e criticare molte volte a sproposito.

Siamo infastiditi da ciò, ma quello che maggiormente ci amareggia e delude sono gli organi Federali, che a parole (vedi quanto dichiarato dal ns Presidente del C.R.V.) dichiarano la volontà di accettare e comprendere le motivazioni delle Società che si sarebbero schierate per il No alla ripresa, ma che nella realtà si sono schierati palesemente a favore di quelle per il SI’. Questo è apparso chiaro sia durante la conferenza dell’8 marzo, che con la proposta di penalizzare le società del No, annunciando l’intenzione di impedir loro di fare richiesta di ripescaggi per le prossime due annate.

A parole tutti uguali, nei fatti un po’ meno…

Innanzitutto alle Società che hanno deciso di ripartire va il nostro assoluto rispetto e facciamo loro il ns miglior augurio che tutto vada bene, nello svolgimento del torneo a cui parteciperanno.

Queste sono invece le ragioni che ci hanno spinto a decidere per il No.

Veniamo da 4 mesi di sospensione del Campionato, nel corso dei quali si potevano prendere delle decisioni ponderate e in tempi che avrebbero permesso il riavvio dell’attività con maggiore tranquillità e facendo svolgere una competizione più “regolare”. In questi mesi si sono fatte tante ipotesi, ma dalla Federazione nessuna certezza.

Alla call-conference di lunedì 8 marzo, avvisati tra l’altro con una mail inviataci solamente il sabato pomeriggio, siamo stati chiamati a dare, con inspiegabile fretta e nel giro di poche ore, il nostro assenso o meno alla ripartenza.

La premessa iniziale è stata di essere comprensivi e rispettosi della posizione di tutti, ma non ci sembra sia andata così.

Da parte nostra voler per forza ripartire dopo aver perso tanto tempo inutilmente, con la situazione pandemica in deciso peggioramento, con l’organizzazione di un torneo di chi ci sta, con i rischi sanitari a cui si va incontro, ci è sembrato inopportuno e tardivo.

Abbiamo quindi ritenuto di non esporre i nostri tesserati a dei rischi, facendoli partecipare ad una competizione a ns giudizio demotivante, eccessivamente compressa nel tempo, con almeno 3/4 partite infrasettimanali, sempre che non avvengano possibili rinvii ad aumentarne il numero.

Abbiamo poi considerato impraticabile per la ns Società, il protocollo anticovid-19 previsto dalla Federazione, che si rifà in tutto e per tutto a quello applicato alle attività professionistiche e semiprofessionistiche (serie D). Tamponi da fare con largo anticipo prima dello svolgimento delle gare ai calciatori, tecnici e dirigenti, con l’esigenza di metterli poi in una "bolla" alla maniera dei professionisti, sanificazione continue degli spogliatoi e degli ambienti.

Ricordiamo che salvo alcuni studenti, la maggioranza dei ns tesserati sono dei lavoratori, alcuni anche con attività in proprio, non sono certamente persone che vivono di solo calcio e non possono di certo correre rischi inutili. Abbiamo quindi anche il dovere e la responsabilità di tutelarli.

Non è poi da trascurare anche l’impegno economico a cui saremmo stati sottoposti, applicare il protocollo comporta una spesa non indifferente e non ci è stata data alcuna certezza di ricevere dei ristori.

Ci domandiamo: “ma tutto questo a che pro?” Ci siamo dimenticati forse a che mondo sportivo apparteniamo? Perché dobbiamo farci carico di tutte queste ulteriori incombenze? Siamo Dilettanti e tali vogliamo rimanere, il professionismo lasciamolo ad altri.

Ribadiamo il nostro dispiacere per la situazione che tutti stiamo vivendo e il più grande auspicio è che ne veniamo fuori al più presto, per tornare a giocare a calcio, con il piacere di farlo.

Calcio Istrana 1964

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  Scritto da Redazione Venetogol il 14/03/2021
 

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