Elezioni FIGC. Non è solo una questione Tavecchio-Albertini...

EDITORIALE DI FEDERICO FORMISANO (calciovicentino)
Conosco da quasi vent’anni il presidente dei dilettanti Carlo Tavecchio. Da quando ero consigliere regionale della FIGC con Bepi Nicolli presidente e lui era consigliere della Lombardia e vice presidente della Lega Nazionale Dilettanti. Era subentrato in questo ruolo a Enrico Galuppo, il geometra di Noventa Vicentina che amava ogni tanto riunire nella sua casa di Albettone, i consiglieri regionali e gli amici. Con Tavecchio parlavamo anche di esperienze amministrative, visto che io ero consigliere comunale a Vicenza e lui Sindaco di Ponte Lambro. Ma parlavamo soprattutto di calcio e del nostro calcio quello dei puri.
Conoscendolo non mi sono stupito delle sue gaffe: lui è una persona semplice ed istintiva e sono certo come ha scritto recentemente Gigi Riva che sia soprattutto un buono. Sta pagando una frase infelice e non giustificabile che riportiamo per esteso: “Le questioni di accoglienza sono un conto, quelle del gioco un'altra. L'Inghilterra individua dei soggetti che entrano, se hanno professionalità per farli giocare, noi invece diciamo che Optì Pobàè venuto qua, che prima mangiava le banane, adesso gioca titolare nella Lazio e va bene così. In Inghilterra deve dimostrare il suo curriculum e il suo pedigree”
Ma perché una frase inopportuna viene così enfatizzata e dilatata? E’ evidente che la presidenza Tavecchio che peraltro è sostenuto anche da alcune società di serie A potrebbe creare un fatto nuovo nella Federazione e cioè il cambio di equilibri fra i dilettanti ed i professionisti con evidenti conseguenze anche sul piano economico.
Nella storia recente della Federazione non c’è mai stato un presidente espresso dai dilettanti: Da Umberto Agnelli ad Artemio Franchi (nella foto, che veniva dalla Fiorentina anche se spesso è stato considerato come un espressione dei puri), da Federico Sordillo e Franco Carraro che provenivano dall’ambiente Milan, da Matarrrese (Bari) a Nizzola (Torino) fino ad Abete, nessun presidente ha mai messo nel curriculum l’appartenenza ad una società dilettantistica.
In sostanza una minoranza di quaranta squadre o poco più ha sempre comandato all’interno della Federazione. E non è che questo imporre logiche sia stato trascurabile negli effetti: quando si decide di ridurre il numero di squadre in C è evidente che le ripercussioni si avranno nelle categorie inferiori, quando s’impongono i giovani come strumento per favorire i vivai dei grossi clubs è evidente che le conseguenze verranno pagate da chi gioca in Eccellenza o in Promozione, quando s’impongono norme sugli allenatori succede la stessa cosa.
Ma la potenza di fuoco dei club professionistici come si sa è impressionante ( e non è un caso che i media più importanti La gazzetta e SKY per fare qualche esempio, siano tutti schierati contro Tavecchio, l’ex presidente della Pontelambrese).
Andai come delegato del Veneto ad un assemblea federale tanti anni fa e ricordo che parlando con alcuni dirigenti del mondo dei dilettanti già allora si sostenevano queste ragioni. Ma quando in sala arrivano i Boniperti o i Rivera, i delegati del mondo dei puri non riuscivano a sottrarsi dal desiderio di farsi fare la foto con loro o semplicemente di stringergli la mano. In sostanza paghiamo una sorte di referenza ingiustificata e di panico autentico all’idea che i grossi club possano decidere di fare una federazione autonoma o indipendente, portandosi via diritti televisive e benefit.
Il problema è che dovremmo chiederci quali sono i benefici che le 70.000 società fra dilettanti e di puro settore giovanile ricevono dal calcio nel suo insieme ? Un dirigente di società mi ha fatto notare di recente che c’è stato un aumento delle quote d’iscrizione ai campionati giustificato dalla necessità di garantire le spese per la nazionale in Brasile. Sono forse questi i benefici ?
Fra cinque giorni sapremo se finalmente un personaggio non brillantissimo e un po’ gaffeur, che si caratterizza per quel suo rozzo esprimersi in un italiano lombardeggiante, ma che è sicuramente l’espressione autentica di un mondo che merita rispetto per i valori sinceri che esprime, riuscirà veramente ad imporsi sull’ impeccabile e compassato Demetrio Albertini, certo persona intelligente, dotato di carisma e di stile, ma comunque rappresentante di quel mondo dorato in cui ha sempre vissuto da quando per i meriti di madre natura è diventato un giocatore di calcio professionista.
Se non sarà così, se il presidente del Coni Malagò (il cui ente vive soprattutto di totocalcio e quindi delle partite di calcio delle massime serie) porterà avanti la tesi del commissariamento avremo la prova provata che in realtà sotto non c’è la paura di un presidente razzista o misogino, ma solo la gattopardesca voglia di cambiare tutto perché non cambi niente !
Scritto da Redazione Venetogol il 08/08/2014

