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Edizione provinciale di Padova


Damien Florian: "Essere realisti, ma mai smettere di sognare"

In casa Luparense prosegue la rubrica 'Alla scoperta dei Lupi'

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«Alla scoperta dei Lupi». Damien Florian è il protagonista del quarto appuntamento della rubrica rossoblù dedicata alla prima squadra della Luparense, in Serie D.

Classe 1987, l’attaccante è arrivato alla Luparense lo scorso gennaio. Con una carriera importante alle spalle, anche tra i Professionisti di serie B e C, ha portato fin da subito le sue qualità. Tra le varie maglie indossate, si segnalano Adriese, Campodarsego, Este, Renate, Mestre, Montichiari, Reggiana, Carpenedolo, Sanremese e Treviso, dove ha vissuto la storica promozione in serie A.

Damien, partiamo dalla tua storia. Da dove nasce la passione per il calcio? Ripercorriamo insieme la tua carriera.
«La passione nasce ovviamente da piccolo, dall’asilo. Si inizia a muovere i primi calci con i compagni, quelli più appassionati. Inizialmente facevo nuoto come sport: mi è sempre piaciuto. Verso gli otto anni, poi, ho cominciato a giocare sempre di più a calcio con il vicino di casa, abitavo in un condominio. Anche a lui piaceva molto e si era iscritto a scuola calcio. Iniziai ad andare con lui e decisi di abbandonare a quel punto il nuoto. All’inizio è sempre stato un divertimento fino ad arrivare, quando si è visto che ero un po’ superiore agli altri, nelle prime squadrette. Ho giocato all’inizio con il San Cipriano Catron, gemellato con il Parma Calcio. Era una scuola calcio.
A 12 anni circa andai subito a fare un provino con il Parma. Non potei andare a giocare perché, se non ricordo male, c’era la regola che non si poteva andare fuori regione se non con il genitore. Avevo altre squadre vicino a casa più blasonate tipo Venezia e Treviso che mi volevano e andai appunto al Treviso. Facevo gli Esordienti A. Mio papà, poi, lavorava in provincia e poteva darmi una mano. Da qui è partita la trafila con il Treviso Calcio fino ad arrivare a fare l’esordio in serie B a 16 anni. Ero uno dei più giovani. Quell’anno, stagione 2004-2005, fummo promossi in serie A, non direttamente. Io ero in ritiro con la Prima Squadra, ero nella rosa e fu una grande gioia. In serie A iniziarono ad arrivare moltissimi giocatori: mi sembra che fossimo 40-42 in rosa e tutti di alto livello. Tornò Boriello insieme a tanti altri. Io tornai così per la prima volta a giocare di nuovo in Primavera. Con il Treviso sono stati anni molto belli. Nelle giovanili arrivammo anche secondi in Italia, un traguardo storico negli Allievi Nazionali contro il Parma di Giuseppe Rossi. Ho passato qui la mia più grande fetta dell’inizio della stagione calcistica».

E poi arrivano le altre esperienze in Prima Squadra.
«Da Treviso, tornato in Primavera a 17 anni, presi la decisione con il procuratore di uscire e andare nel calcio che conta. E così iniziai a girare. La Sanremese fu la mia prima squadra di C2. Poi passai al Carpenedolo, club blasonato presieduto da Tommaso Ghirardi che poi prese il Parma. Era un periodo ancora in cui i giovani non avevano tutto questo potere, c’era ancora il calcio della meritocrazia. Giocavano i vecchi e tu giovane dovevi farti la gavetta e le ossa per giocare. Ricordo infatti che al Carpenedolo ero in panchina con Gianni Fabiano del Mestre e altri giovani che poi esplosero. Non era così facile giocare, soprattutto nei Professionisti, subito in prima fascia».

Con il mercato invernale, il tuo arrivo alla Luparense FC. Come è stato l’arrivo? Che gruppo hai trovato? Ripercorriamo questa parte di stagione.
«Sono arrivato nel mercato di gennaio dopo un anno e mezzo travagliato tra il Covid e un infortunio alla schiena all’Adriese. Sono arrivato in una società ambiziosa. Il Presidente parla da sé della Luparense anche se lui di suo è entrato da poco nel calcio a undici. Ha fatto cose nel calcio a cinque che dire straordinarie è poco. Ma anche nel calcio, in Promozione ha vinto il campionato e dall’Eccellenza è arrivato in serie D, il gradino più difficile per passare poi nei Professionisti. Non è così scontato vincerla: ci sono tante varianti. Tornando a me, arrivare a metà stagione non è mai bello perché non hai potuto dare una mano in quello che è stato fatto prima. Al mio arrivo ho trovato una squadra che stava bene e giocava bene, ma aveva un periodo sfortunato. E poi sono arrivati i nove risultati utili consecutivi che hanno risollevato l’ambiente dando convinzioni in più di quello che si era un po’ perso dal momento negativo».

Una carriera importante alle spalle, anche tra i Professionisti. Damien, cosa rappresenta per te il calcio?
«Per chi inizia a giocare a calcio, questo sport rappresenta la cosa più bella che un bambino possa pensare e immaginare nei suoi primi calci, all’asilo o ai campetti dell’oratorio. Per arrivare poi ad avere un contratto tra le mani e il calcio diventa un lavoro. È difficile da spiegare: diventa un gioco che è un lavoro, parte della tua vita. Come in tutti i lavori ci sono dei livelli che nel calcio sono le categorie. Purtroppo, non tutti arrivano. Ci sono tanti ragazzi che hanno il tuo stesso sogno, ci hanno provato ma non sono riusciti ad arrivare».

I sogni di Damien Florian.
«Non bisogna mai smettere di sognare. Però è anche vero che bisogna essere realisti. Io davanti spero di avere ancora molti anni di calcio, ma ovviamente, avendo 34 anni, non ne ho quanti un ragazzo di 20 anni. I sogni che posso ancora tirare fuori da questi pochi anni sono quelli di cercare di portare al massimo la realizzazione di ogni stagione sportiva: la vittoria di un campionato, di una Coppa Italia o qualsiasi altra cosa con la squadra di appartenenza».

Ufficio stampa Luparense

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  Scritto da Redazione Venetogol il 21/04/2021
 

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