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Edizione provinciale di Belluno


Calcio giovanile: il Veneto apre il confronto sulla giustizia sportiva

Il dibattito a Marghera ha portato a una posizione condivisa: la necessità di rivedere e rendere più efficaci e concretamente applicabili i decreti attuativi sulla giustizia riparativa

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Undici giornate di squalifica: una sanzione che, per tre giovani calciatori Under 15, avrebbe significato campionato finito o quasi. I ragazzi, sanzionati nel corso dell’attuale stagione sportiva per ingiurie rivolte all’arbitro, sono stati protagonisti del primo caso concreto di applicazione della giustizia riparativa nel calcio giovanile veneto.

Attraverso un ricorso presentato dai genitori, 4 delle 11 giornate di squalifica sono state convertite in un percorso di giustizia riparativa. Un’esperienza pilota che, secondo il presidente del Comitato regionale Veneto Lnd-Figc, Giuseppe Ruzza, ha centrato l’obiettivo principale: "Sono convinto che questi ragazzi non reitereranno più il comportamento che li ha portati alla sanzione. Hanno capito l’errore e imparato la lezione. Ed è a questo che dobbiamo arrivare, unitamente alla prevenzione di questi comportamenti".

Il percorso, condiviso con le famiglie e con gli organi di giustizia sportiva, ha previsto attività formative e di responsabilizzazione, trasformando la sanzione in un’occasione di crescita, anche a contatto con il mondo arbitrale. Tuttavia, proprio questa prima applicazione concreta ha fatto emergere alcune criticità operative. Ad esempio, in base alla normativa attuale, ogni giornata di squalifica convertita è stata tramutata in 10 ore di impegno extrascolastico: un carico significativo per ragazzi di 15 anni, già impegnati tra scuola e allenamenti. Quattro giornate hanno quindi comportato 40 ore complessive di attività, sollevando interrogativi sulla sostenibilità dei percorsi, soprattutto in ambito giovanile.

Non solo. L’esperienza ha evidenziato anche difficoltà legate agli aspetti assicurativi, alla tutela della privacy e alle competenze professionali degli enti o delle associazioni chiamate a collaborare nei percorsi di giustizia riparativa, non sempre dotati di figure specializzate come educatori, psicologi o assistenti sociali.

Proprio a partire da questo caso, l’esperienza dei giovani calciatori Under 15 è diventata oggetto di approfondimento e confronto nel corso della recente riunione della Giustizia sportiva regionale, svoltasi il 20 gennaio presso il Comitato regionale Veneto Figc-Lnd in via della Pila, a Marghera. All’incontro hanno preso parte il giudice sportivo regionale, avv. Giovanni Molin, i giudici sportivi regionali e provinciali, nonché la corte sportiva d’appello territoriale, rappresentata dal presidente Diego Manente e da gran parte dei suoi componenti, in una platea ampia e rappresentativa dell’intero territorio regionale.

Il dibattito, articolato e partecipato, ha portato a una posizione condivisa: la necessità di rivedere e rendere più efficaci e concretamente applicabili i decreti attuativi sulla giustizia riparativa, ampliando la rete dei soggetti coinvolgibili – enti, istituzioni e professionisti qualificati – e chiarendo ruoli, responsabilità, aspetti assicurativi e criteri di proporzionalità degli interventi.

L’obiettivo resta chiaro e condiviso: contrastare con fermezza comportamenti offensivi e violenti, tutelando arbitri e ufficiali di gara, ma senza rinunciare alla funzione educativa della sanzione, soprattutto quando riguarda i più giovani. Perché l’inasprimento delle pene, se non accompagnato da un reale cambiamento culturale e formativo, rischia di non essere sufficiente a prevenire il ripetersi di certi comportamenti.

La Consulta si è data appuntamento a fine stagione.

Articolo dal sito ufficiale del Comitato regionale Veneto

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  Scritto da Redazione Venetogol il 22/01/2026
 

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