Return to play: "In vari centri medici non c'è posto prima di marzo"
Ne parliamo con Adriano Bottarel, che collabora con tre società seguendo le visite mediche di quasi 300 ragazzi

Dopo l’articolo della scorsa settimana con l’intervista a Gabriele Fassina, DS della Godigese, torniamo a parlare del sovraccarico dei centri medici per il ‘Return to play’: problema che rischia di ritardare non di poco il recupero dei giocatori guariti dal Covid.
La difficoltà di trovare un appuntamento in tempi ragionevoli potrebbe vanificare almeno in parte il nuovo protocollo Fmsi, approvato dal Ministero della Salute, con il quale è stata ridotta l’attesa tra la guarigione e la ripetizione della visita medica per gli atleti agonisti non professionisti (da 30 giorni a 7, salvo i casi particolari).
Ne parliamo con Adriano Bottarel (nella foto), 57 anni, di Pieve di Soligo, che ben conosce le procedure del settore.
“Da qualche anno collaboro in tre società – Cisonese e Follinese nel calcio, Priula nel basket – per le quali seguo le visite mediche dei ragazzi dai 12 anni in su: in totale quasi 300 atleti. Faccio riferimento in particolare ai centri medici di Vittorio Veneto, Conegliano e Parè. Con essi ho anche delle convenzioni”, racconta Bottarel, “Dei quasi 300 giocatori seguiti, attualmente ne ho circa 35 che devono fare il ‘Return to play’. Purtroppo è difficile trovare posto a breve: ad esempio a Vittorio si parla addirittura di marzo, non prima. Mi sto dando da fare cercando di contattare anche altre strutture. Finora la data libera più vicina che ho trovato è il 9 febbraio, peraltro solo per 4 persone: in pratica le uniche in grado di rientrare prima della ripartenza del campionato. Poi ne ho altri il 14 febbraio. Ovviamente ci vuole un po’ di fortuna, da qualche parte ci sarà anche posto prima, non lo metto in dubbio. Vista la collaborazione ormai longeva che ho con i tre centri, almeno posso contare sul fatto che se si liberasse un posto, una 'logica' precedenza posso averla”.
“La decisione del Comitato regionale Veneto di posticipare la ripresa dei campionati al 13 febbraio (l'Eccellenza il 6) rappresenta una boccata d'ossigeno”, prosegue Bottarel, “C’è poi un altro problema: può capitare proprio a ridosso della visita medica che un giocatore venga messo in quarantena fiduciaria, magari tramite la scuola. Purtroppo in questi casi non può fare la visita già programmata, perciò deve fissare un nuovo appuntamento. Tuttavia mi chiedo: se un ragazzo è stato sì positivo, ma asintomatico, perché deve fare il ‘return to play’? Posso capire l’obbligo per chi ha avuto sintomi importanti o, peggio, sia stato ricoverato, ma non per chi ha superato il Covid senza problemi. Sono pure costi importanti, la base più o meno è di 100 euro, quasi sempre a carico dell’atleta. Speriamo che il numero di contagi diminuisca, cercando di sfruttare il più possibile queste settimane di sosta per recuperare giocatori”.
Ricordiamo che il presidente Giuseppe Ruzza e il Comitato regionale Veneto si stanno già prodigando per stipulare delle convenzioni con alcune strutture sanitarie della regione, che consentano ai propri tesserati di ridurre tempi d'attesa e costi degli accertamenti medici necessari all'ottenimento dell’idoneità.
Scritto da Alberto Zamprogno il 20/01/2022













