Sandro Andreolla ci racconta la sua esperienza al San Luigi Trieste
Il tecnico trevigiano, ex Vittorio Falmec e Union Feltre, nonché ex bomber di svariate squadre, in questa stagione allena i giuliani nell'Eccellenza del Friuli Venezia Giulia
Vai alla galleriaIn questa stagione alla guida tecnica del San Luigi Trieste c’è Sandro Andreolla, trevigiano di Follina, 45 anni fra tre giorni, già sulle panchine di Vittorio Falmec e Union Feltre, nonché ex bomber di varie squadre da giocatore.
Lo abbiamo contattato per farci raccontare la sua esperienza nell’Eccellenza del Friuli Venezia Giulia con la società triestina. Società che tre anni fa, nella primavera del 2021, in piena epoca Covid, aveva partecipato al 'mini campionato' di Eccellenza veneta.
Mister, com'è nato il contatto con il San Luigi Trieste?
“In Friuli Venezia Giulia ho avuto diverse esperienze da calciatore, a Tamai, Pordenone e con l’Itala San Marco. A Trieste in particolare, quando vestivo la maglia dell’Union Ripa, mi ero fatto notare per l’episodio del colpo di tacco al 'Rocco' (un assist il cui video fece il giro del web, ndr); all’epoca avevo avuto anche qualche contatto con la Triestina. Quindi ho parecchi amici e contatti in questa regione. Quando il San Luigi è rimasto senza mister, ho avuto un colloquio con il presidente Ezio Peruzzo e per l’accordo ci è voluto poco tempo”.
Il bilancio di fine andata?
“Abbiamo girato al quinto posto con 26 punti in 17 partite. L’obiettivo è di valorizzare i giovani, qui c’è uno dei settori giovanili più importanti del Friuli Venezia Giulia. Nonostante la regola preveda l’obbligo di due fuoriquota, un 2003 e un 2004, noi ne schieriamo almeno tre in ogni partita, anche dell’annata 2005. In classifica siamo in linea, forse anche un po’ sopra le aspettative. Siamo contenti, speriamo di proseguire su questa strada. In dicembre abbiamo ottenuto tre vittorie in 4 gare, la sosta natalizia è servita per recuperare energie. Domenica inizieremo il ritorno a Tamai, trasferta molto difficile”.
Nel vostro staff e in rosa c’è qualche volto noto in Veneto?
“Dello staff tecnico l’unico 'straniero' sono io, tutti gli altri infatti sono ragazzi di Trieste, molto legati al territorio. Mi sono inserito bene, l’ambiente è sano e a conduzione familiare: qui la stretta di mano e lo sguardo negli occhi contano ancora molto, cose che invece nel calcio di oggi ormai sono rare. Dei giocatori, 14 su 20 sono cresciuti nel vivaio di casa, e questo è un vanto per la società. L’unico non della zona è Diego Spadera, classe 2000, ex Chions, mentre è da poco rientrato Andrea Carlevaris, ex Montebelluna e Cjarlins Muzane fra le altre. Non ci sono giocatori sloveni”.
Differenze con l’Eccellenza veneta tecnicamente, fisicamente e in termini di partecipazione sugli spalti?
“Se venissero inserite in Veneto, squadre come Brian Lignano, Pro Gorizia e Tamai potrebbero concorrere per i primi posti. Per il resto c’è stato comunque un innalzamento del livello medio del campionato friulano. Non ci sono più squadre materasso, inoltre le neopromosse hanno effettuato acquisti importanti dalla Serie D o dall’ex Torviscosa. Fisicamente non noto differenze. Rispetto al Veneto, di negativo è che mancano i playoff: la seconda classificata del girone, peraltro composto da 18 formazioni, accede direttamente agli spareggi nazionali. Questo a mio avviso andrebbe cambiato, poiché si rischia di trovare alcune squadre di medio-alta classifica senza motivazioni nelle ultime giornate. Riguardo il pubblico, in Friuli Venezia Giulia si dà molta importanza al ‘terzo tempo’ e al chiosco, quindi c’è una buona partecipazione. Aspetti che comunque avevo già apprezzato nel Bellunese, una provincia con caratteristiche molto simili da questo punto di vista, dove ho allenato e giocato a lungo”.
Il Brian Lignano sarà uno degli avversari del Villafranca Veronese nella fase nazionale di Coppa.
“Ieri ha vinto meritatamente la Coppa Italia regionale battendo la Pro Gorizia, inoltre in campionato ha già un ampio vantaggio sulla diretta inseguitrice. Al Brian Lignano hanno fatto le cose per bene, ormai il campionato possono perderlo solo loro e in Coppa hanno le carte in regola per fare strada”.
Come si trova a Trieste in generale?
“Faccio il pendolare avendo tre allenamenti settimanali, più la partita alla domenica o al sabato, visto che in Friuli Venezia Giulia gli anticipi sono molto frequenti. A Trieste c’è un’alta qualità della vita, mi piace scoprire la città e mi sono ben integrato. Gli abitanti si sentono molto giuliani e ci tengono a valorizzare il proprio territorio. Il clima è un po’ più mite rispetto a Follina. L’unico inghippo è a volte la bora”.
Scritto da Alberto Zamprogno il 08/01/2024







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