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Edizione provinciale di Padova


Luparense. Riccardo Meneghini: "Alla Juve mi sono formato in tutto"

"Ora sogno i professionisti con i Lupi"

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«Alla scoperta dei Lupi». Il quinto protagonista della rubrica rossoblù dedicata alla prima squadra della Luparense è il difensore Riccardo Meneghini.

Il giocatore, classe Duemila, è arrivato nella stagione 2020-2021 alla Luparense FC. Nonostante la giovane età il suo passato conta importanti esperienze in club professionistici quali Vicenza e Juventus, dove cresce come atleta e uomo. In carriera veste anche le maglie di Nova Gens, Hellas Verona, Este ed ora quella rossoblù.

Riccardo, dove nasce la tua storia calcistica? Ripercorriamo insieme le tappe della tua carriera.
«Ho iniziato all’età di cinque anni nel mio paese, a Noventa Vicentina, nella Nova Gens. Mio papà mi aveva portato a vedere e mi piaceva. L’allenatore che c’era nei piccoli mi ha chiesto di provare e da lì mi hanno detto che dovevo andare a giocare perché avevano già visto che ero un po’ più bravo degli altri. Ho fatto primi calci e pulcini.
All’età di 8 anni sono passato al Vicenza dove sono rimasto per sette anni. Ero molto contento: andavo anche allo stadio a vedere la Prima squadra con mio papà, grande tifoso. Era un motivo in più di orgoglio da piccolino essere parte della squadra. Nei Giovanissimi ho indossato anche la fascia di capitano e fino ai 14 anni ho vestito i colori biancorossi.
In seguito, ho ricevuto varie chiamate da importanti squadre come Roma e Juventus e ho scelto di andare alla Juve. Sono partito per Torino. All’inizio non è stato semplice. La mia prima esperienza lontano da casa a 14 anni. Dopo un po’ grazie ai ragazzi più grandi e ai direttori sportivi mi sono sentito subito a casa e con gli altri compagni provenienti da diversi paesi d’Italia, che erano in convitto con me, ci siamo fatti coraggio insieme e siamo partiti per questa avventura. Qui mi sono formato sia caratterialmente che calcisticamente. La Juve è stata una scuola per diventare un ragazzo-adulto con delle caratteristiche umane. Sono partito con l’Under 15, per proseguire con Under 16, Under 17 e due anni di Primavera. Successivamente sono andato un anno in prestito all’Hellas Verona, in Primavera. Poi sono andato varie volte in prova, come ad esempio all’Arzignano in Serie C. È arrivato l’Este con mister Zanini e mister De Giorgio. Mi sono trovato subito bene: eravamo una bella squadra. Purtroppo poi c’è stato il Covid. Quest’estate mi ha chiamato il Legnago per andare in Serie C, ma c’è stata una sfumata all’ultima settimana. Un po’ una sfortuna che mi ha portato a stare fermo fino ad ottobre: mi allenavo da solo al campo del mio paese. Infine, la chiamata del direttore Briaschi che mi ha proposto di allenarmi con la Luparense. Dopo vari allenamenti mi hanno chiesto di entrare in squadra e ho detto subito sì. Una società che ha ambizione di fare bene, ragazzi di prospettiva, bella squadra con il mister che lavora bene. Non ho esitato ad accettare questa opportunità e ora siamo qui».

Entriamo nei valori del calcio. Cosa hai potuto imparare negli anni vissuti nelle società professionistiche, quali Vicenza e Juventus?
«In tutte le società in cui sono stato ho ricevuto un’impronta. Ma se devo dire dove ho ricevuto quella più forte scelgo la Juve. Ero sempre là ogni giorno: facevo scuola dentro Vinovo, mangiavamo insieme, ci allenavamo. È stata una seconda famiglia che mi ha insegnato le regole base da rispettare, anche quelle più semplici. Mi ha fatto capire che chi vuole intraprendere questo tipo di percorso calcistico deve essere concentrato tutti i giorni e deve mettercela tutta. Non è semplice. La Juve ci ha formato soprattutto a livello umano: il rispetto delle regole è la prima cosa da fare. Seguivamo anche la Prima squadra. Motivo di orgoglio: chi pensava di guardare da vicino questi veri campioni. Sono comunque rimasto sempre un ragazzo umile: vivevo bene il momento e speravo di fare bene ogni giorno. La Juventus mi ha formato in tutto: mi ha accolto che ero bambino e mi ha lasciato adulto, a 18 anni».

Veniamo al tuo arrivo alla Luparense. Raccontiamo la squadra.
«Al mio arrivo i gemelli Zanella, con cui condividiamo i viaggi verso il campo, mi avevano detto che c’era un bel gruppo dove anche i più grandi aiutavano i più piccoli. Dopo una settimana, avevo già capito, all’interno dello spogliatoio, che siamo una squadra. I grandi come Munaretto, Rubbo, Beccaro hanno subito messo un’impronta e sono sempre pronti ad aiutare. Ci spronano a fare il meglio. Siamo quasi una famiglia. A gennaio poi sono arrivati i nuovi acquisti e lo spogliatoio si è unito ancora di più. Gli ultimi mesi abbiamo fatto tante partite, rialzandoci tutti insieme dopo un brutto periodo. Abbiamo sempre lavorato insieme con i mister, il preparatore, con tutto lo staff: sempre collegati. E infatti si è visto. Adesso dobbiamo rimanere concentrati fino alla fine. Questo campionato ha fatto sì che siamo tutte vicine a livello di punti. Dobbiamo fare il nostro, come dice Mister Zanini, pensare partita dopo partita. Dobbiamo puntare ad arrivare ai playoff perché abbiamo la squadra per farlo. Dobbiamo dimostrarlo ogni sabato, domenica o mercoledì che giochiamo».

Sogni e obiettivi di Riccardo Meneghini.
«Il mio sogno personale è quello di poter andare ancora in una squadra professionistica o in campionati professionistici. Farlo con la Luparense quest’anno non sarebbe male. Anche provare qualche esperienza all’estero non mi dispiacerebbe. Come obiettivo mi pongo di finire al meglio quest’anno, togliendoci soddisfazioni con questa maglia. E non mollare mai, qualsiasi cosa succeda. Stiamo vivendo di calcio e dobbiamo mettercela tutta ogni giorno e quando scendiamo in campo, per allenarci e per le partite. È questo che fa la differenza: chi ha più voglia e determinazione vince».

Ufficio stampa Luparense

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  Scritto da Redazione Venetogol il 27/04/2021
 

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